giovedì 9 novembre 2006

La "multinazionale" CESNUR

"[La TFP] sostiene la necessità che vengano ricuperati i valori sociali della classe privilegiata, delle famiglie di stirpe elevata, delle famiglie di buon ceppo, per i loro titoli e le loro tradizioni." (Cardinale Bernardino Echevarria Ruiz in Cristianità, gennaio 1996, p. 17)

Rileviamo dal sito http://www.kelebekler.com/ e gradiamo, nel nostro piccolissimo, diffondere. Il documento è lungo, ma ricco di ... "spunti" per riflettere. Buona lettura! [Redazione]


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Negli Stati Uniti, i think tank neoconservatori (http://www.kelebekler.com/caimani/articoli.htm), dedicati alla trasformazione radicale del mondo attraverso lo studio di questioni militari, culturali, religiose ed economiche, promuovono con successo una cultura basata sulla giustificazione della disuguaglianza e l'assoluta libertà d'impresa, a discapito di tutti gli altri diritti.

Non tutti i think tank della nuova destra internazionale sono però di origine statunitense. Uno ad esempio nasce in Italia: si tratta del CESNUR (http://www.kelebekler.com/cesnur/ita.htm), il "Centro Studi Nuove Religioni", diretto dall'avvocato Massimo Introvigne (http://www.kelebekler.com/cesnur/storia/it00.htm).

Presentandosi pubblicamente come un'associazione apolitica e aconfessionale di ricerca, si tratta in realtà di un'organizzazione militante, ispirata a un'ideologia che si autodefinisce "contro-rivoluzionaria".

Pur essendo diretto da integralisti cattolici, il CESNUR promuove una sorta di ecumenismo tra multinazionali che predicano il liberismo globale; e infatti vedremo come il CESNUR riesce a portare sotto un tetto comune apologeti dell'Inquisizione e sostenitori di Scientology, estremisti cattolici ed esoteristi affiliati a logge massoniche. Si tratta quindi di un esempio notevole di quello che è stato definito il movimento dei "cristianisti" (http://www.kelebekler.com/occ/xisti.htm).

Questo approccio è evidentemente apprezzato dai committenti del CESNUR, se lo stesso Introvigne si vanta di aver "tenuto lezioni o coordinato corsi – fra gli altri – per il Critical Incidents Response Group dell’FBI e per esperti di sicurezza israeliani" (Quarta di copertina di Massimo Introvigne, Osama bin Laden. Apocalisse sull'Occidente, Elledici, Leumann (Torino) 2001).

Il CESNUR è stato fondato a Torino nel 1988. Giuridicamente, esistono un "CESNUR Italia" e un "CESNUR International", entrambi comunque diretti sin dalla fondazione, con mano ferma, dall'avv. Massimo Introvigne. In anni più recenti, il CESNUR ha fondato anche filiali autonome in Francia e negli Stati Uniti.

Il CESNUR definisce se stesso "una rete internazionale di accademici che si occupano di studiare i 'nuovi movimenti religiosi'" con sede a Torino, Italia" e sostiene di essere "indipendente da qualunque gruppo, movimento, denominazione o associazione religiosa". (1)

Sorprende quindi constatare che il CESNUR Italia coincide in tutto e per tutto con un'altra organizzazione politico-religiosa, Alleanza Cattolica (http://www.kelebekler.com/cesnur/storia/it05.htm). Ma le sorprese non finiscono qui: Alleanza Cattolica nasce come ramo italiano - o "consorella" - di un gruppo brasiliano estremamente controverso e fanatico, Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP; http://www.kelebekler.com/cesnur/storia/it10.htm). Sebbene Alleanza Cattolica sia autonoma in termini organizzativi dalla TFP, esso si rifà al "magistero contro-rivoluzionario" dell'eccentrico fondatore della TFP, Plinio Corrêa de Oliveira (http://www.kelebekler.com/cesnur/storia/it11.htm).

Ora, si dichiarano infatti "militanti" di Alleanza Cattolica tutti i principali esponenti del CESNUR Italia, dallo stesso fondatore Massimo Introvigne al suo braccio destro PierLuigi Zoccatelli, per non parlare di Ermanno Pavesi, Andrea Menegotto, Aldo Carletti, Paolo Di Giovanni e Marco Albera. Ma l'intera organizzazione di Alleanza Cattolica opera per promuovere in tutti i modi l'associazione di Massimo Introvigne: ciascun militante dell'organizzazione infatti, nel proprio ambito di attività, sostiene le attività del CESNUR.

"Così militanti di Alleanza Cattolica, con altri, hanno fondato e tuttora animano il CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni." (Massimo Introvigne, La questione della nuova religiosità, 1993, p. 49)


Il Caso CESNUR

Negli Stati Uniti, i think tank neoconservatori, dedicati alla trasformazione radicale del mondo attraverso lo studio di questioni militari, culturali, religiose ed economiche, promuovono con successo una cultura basata sulla giustificazione della disuguaglianza e l'assoluta libertà d'impresa, a discapito di tutti gli altri diritti.

Non tutti i think tank della nuova destra internazionale sono però di origine statunitense. Uno ad esempio nasce in Italia: si tratta del CESNUR, il "Centro Studi Nuove Religioni", diretto dall'avvocato Massimo Introvigne. Presentandosi pubblicamente come un'associazione apolitica e aconfessionale di ricerca, si tratta in realtà di un'organizzazione militante, ispirata a un'ideologia che si autodefinisce "contro-rivoluzionaria". Pur essendo diretto da integralisti cattolici, il CESNUR promuove una sorta di ecumenismo tra multinazionali che predicano il liberismo globale; e infatti vedremo come il CESNUR riesce a portare sotto un tetto comune apologeti dell'Inquisizione e sostenitori di Scientology, estremisti cattolici ed esoteristi affiliati a logge massoniche. Si tratta quindi di un esempio notevole di quello che è stato definito il movimento dei "cristianisti".

Questo approccio è evidentemente apprezzato dai committenti del CESNUR, se lo stesso Introvigne si vanta di aver "tenuto lezioni o coordinato corsi – fra gli altri – per il Critical Incidents Response Group dell’FBI e per esperti di sicurezza israeliani" (Quarta di copertina di Massimo Introvigne, Osama bin Laden. Apocalisse sull'Occidente, Elledici, Leumann (Torino) 2001).

Il CESNUR è stato fondato a Torino nel 1988. Giuridicamente, esistono un "CESNUR Italia" e un "CESNUR International", entrambi comunque diretti sin dalla fondazione, con mano ferma, dall'avv. Massimo Introvigne. In anni più recenti, il CESNUR ha fondato anche filiali autonome in Francia e negli Stati Uniti.

Il CESNUR definisce se stesso "una rete internazionale di accademici che si occupano di studiare i 'nuovi movimenti religiosi'" con sede a Torino, Italia" e sostiene di essere "indipendente da qualunque gruppo, movimento, denominazione o associazione religiosa". (1)

Sorprende quindi constatare che il CESNUR Italia coincide in tutto e per tutto con un'altra organizzazione politico-religiosa, Alleanza Cattolica. Ma le sorprese non finiscono qui: Alleanza Cattolica nasce come ramo italiano - o "consorella" - di un gruppo brasiliano estremamente controverso e fanatico, Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP). Sebbene Alleanza Cattolica sia autonoma in termini organizzativi dalla TFP, esso si rifà al "magistero contro-rivoluzionario" dell'eccentrico fondatore della TFP, Plinio Corrêa de Oliveira. Ora, si dichiarano infatti "militanti" di Alleanza Cattolica tutti i principali esponenti del CESNUR Italia, dallo stesso fondatore Massimo Introvigne al suo braccio destro PierLuigi Zoccatelli, per non parlare di Ermanno Pavesi, Andrea Menegotto, Aldo Carletti, Paolo Di Giovanni e Marco Albera. Ma l'intera organizzazione di Alleanza Cattolica opera per promuovere in tutti i modi l'associazione di Massimo Introvigne: ciascun militante dell'organizzazione infatti, nel proprio ambito di attività, sostiene le attività del CESNUR.



In un messaggio scambiato con lo studioso olandese Anton Hein, Introvigne spiegò qualcosa sul finanziamento del CESNUR. Introvigne si vanta di guadagnare molto dal proprio lavoro (e in effetti secondo un recente articolo su La Stampa risulta tra i dieci massimi contribuenti nella città degli Agnelli) e di essere anche ricco di famiglia; mentre altri importanti contribuenti al CESNUR sarebbero l'avvocato mormone Michael Homer (di cui si parlerà più avanti) e PierMarco Ferraresi,"un professore del Dipartimento di Economia dell'Università di Torino, che viene però da una famiglia benestante ed è un importante azionista nella principale azienda di proprietà della sua famiglia". Introvigne omette di menzionare il fatto che anche Ferraresi è un noto militante di Alleanza Cattolica (si occupa soprattutto della giustificazione ideologica ed economica della proprietà privata in un'ottica che egli definisce - rifacendosi all'autore inglese Colin Clark - di "destra liberista").

Il CESNUR Internazionale (chissà perché non il CESNUR Italia) è riconosciuto come "persona giuridica" dalla Regione Piemonte (con decreto 150-11310). Qualunque sia la sua struttura giuridica, le decisioni vengono prese insieme da un nucleo ristretto di persone:
Massimo Introvigne, avvocato miliardario, militante e dirigente di Alleanza Cattolica e membro del comitato centrale del CCD(2). È anche membro del comitato tecnico scientifico della Fondazione Nova Res Publica, che ha il compito di "arricchire e ampliare l'azione politica di Forza Italia." Ci può aiutare a capire qualcosa della mentalità di Introvigne leggere come la fondazione Nova Res Publica si rifaccia al pensiero dell'ideologo statunitense Michael Novak:
"Novak è una figura straordinaria nel panorama della cultura mondiale…colui che più di ogni altro ha contribuito, nell'ultimo quarto di secolo, a mostrare le comuni radici, il comune presente, ed il comune futuro di cristianesimo e capitalismo."
(citato sul sito di Forza Italia)

Gordon Melton, pastore della chiesa metodista Emanuel United Methodist Church di Evanston, Illinois, negli Stati Uniti. Melton è intervenuto più volte in processi riguardanti Scientology, come testimone a difesa della controversa multinazionale statunitense (nel 1981, ad esempio, in un processo, sostenne la natura "pienamente religiosa" di Scientology, adducendo come prova complessiva della propria competenza in materia il fatto di aver assistito una volta a un matrimonio nel gruppo e a una "cerimonia domenicale"). Per il pastore metodista, la difesa delle organizzazioni più controverse si è trasformata in un mestiere lucrativo: basti ricordare come nel 1995 Melton e un suo amico, James Lewis, riuniti nell'organizzazione "AWARE" o Association of World Academics for Religious Education difesero la banda giapponese Aum Shinrikyo. La setta, che aveva appena compiuto la terribile strage nella metropolitana di Tokyo, pagò gli studiosi in anticipo; e bisogna dire che lavorarono per il loro committente con lealtà. Senza conoscere una parola di giapponese, atterrarono a Tokyo e conclusero, come scrisse James Lewis, che:
Come esperto di religioni mondiali, ero già molto rattristato da gran parte dei resoconti che avevo letto nei media, che demonizzavano senza sosta l'AUM Shinrikyo come un "culto malvagio."
Melton ha scritto diversi libri direttamente commissionati e pagati da vari gruppi, tra cui la Ramtha School of Enlightenment; gli stessi gruppi hanno poi provveduto alla diffusione dei suoi libri. Lo stesso fece anche anni fa la setta di Moon in Italia con un libro di Introvigne.

Eileen Barker, docente inglese, legata da storici vincoli di amicizia al Movimento dell'Unificazione di Sun Myung Moon, il fondatore della famigerata Lega Mondiale Anticomunista. Anche se si tratta ormai di un passato abbastanza lontano, fa comunque una certa impressione constatare che lo studioso tedesco di questioni settarie, il pastore Haack, riuscì a documentare non meno di diciotto "viaggi di studio" della prof.ssa Barker interamente spesati dalla multinazionale coreana.

A questi tre, si affiancano anche:

PierLuigi Zoccatelli, membro in gioventù del gruppo crowleyano "Temple ov Psychick Youth", attualmente però militante di Alleanza Cattolica e impiegato a tempo pieno presso il CESNUR.

Jean-François Mayer, proveniente dalla "Nuova Destra" franco-svizzera, ex-Opus Dei, attualmente di religione ortodossa. Egli lavora come consulente sulla sicurezza per il governo svizzero.

Jean-François Mayer con Eileen Barker
Michael W. Homer, avvocato di Salt Lake City ed esponente di spicco della Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni, meglio nota come la religione dei Mormoni, un'organizzazione molto impegnata nel sostegno agli ambienti politici di destra negli Stati Uniti. Da giovane è stato anche missionario in Italia. Per rendere un po' più complessa la ragnatela del CESNUR, ricordiamo che mentre Melton fa parte del CESNUR Internazionale, Homer dirige invece il piccolo CESNUR USA.

Antoine Faivre, un esoterista francese membro della sezione di scienze religiose della École Pratique des Hautes Études di Parigi, un avamposto della Nuova Destra francese. Egli è editore della rivista Aries. Questa rivista, che oggi si presenta come pubblicazione accademica, nasce in realtà tra gli ambienti esoterici di La Table d’Émeraude e di Archè-Edidit. Faivre è presidente dell'associazione "CESNUR France".

L'avv. Olivier-Louis Séguy è segretario del CESNUR France. Séguy lavora in stretto contatto, anche all'interno del CESNUR Francia, con l'avvocato Jean Marc Florand, è il difensore dei Testimoni di Geova nei processi e ha organizzato in particolare anche i "colloqui" della Società Torre di Guardia presso l'Assemblea Nazionale francese il 26/11/93 e 24/11/95 (vedi L'événement du jeudi-4 del 10/11/96). Florand è un personaggio assai curioso: nel 1996, ha costituito un Observatoire national d'étude sur les sectes, per combattere le commissioni d'inchiesta del parlamento francese sulle sette. Curiosamente, sia Jean-Marc Florand che il suo assistente, Louis-Edmond Pettiti, sono stati tra i dirigenti dell' Association des juristes catholiques, ritenuta molto vicina all'Opus Dei.

Nel 1994, Florand ruppe in maniera inattesa con l'associazione, dedicandosi con grande impegno alla difesa dei diritti e delle associazioni omosessuali. Incredibilmente, mentre scriveva il vademecum giuridico "Homoséxuels, 101 réponses pratiques" (1994), egli pubblicava anche alcuni studi sulla liturgia molto apprezzata negli ambienti lefevriani da lui frequentati (L'Âge d'or de la chasublerie, 1992). Per completare un quadro già poco chiaro, diciamo che il giornalista Serge Faubert ("Les cathos au secours des sectes", L'Evenement du jeudi, 13-19 giugno, 1996), di solito molto ben documentato, sostiene che sia Séguy che Florand hanno partecipato per anni a conferenze organizzato dal partito xenofobo Front National. Non sorprende trovare il duo Séguy - Florand elogiato su un sito di Scientology.

Il terzo dirigente del CESNUR Francia è il Prof. Roland Edighoffer (Università di Parigi-III-Sorbonne-Nouvelle), anche lui editore di Aries. Edighoffer è un noto studioso di storia massonica, molto apprezzato negli ambienti delle logge più tradizionaliste.

Che senso ha il CESNUR?

Tutto questo elenco di avventurieri coinvolti in mille faccende altrettanto strane, sembra talmente complesso da indicare solo che il CESNUR non è ciò che pretende di essere. Ma che senso hanno le sue attività?

Una cosa che sembra emergere è una convergenza di interessi, all'origine molto diversi. Da una parte abbiamo un progetto originario, sviluppato negli ambienti di una sedicente "destra contro-rivoluzionaria" cattolica italiana, che però si allarga anche ad altri settori, da alcuni veri e propri "mercenari della ricerca" del mondo anglosassone a una Nuova Destra francese con caratteristiche abbastanza diverse.

Per quanto riguarda l'area francese, si tratta di individui che gravitano tutti in un'area tipicamente francese, che cerca di conciliare estremismo di destra, integralismo cattolico e tentazioni esoteriche; un'area certamente vicina alle logge più conservatrici.

Secondo la rivista Faits & Documents (n. 27, 15.5.97, p. 5), abbastanza addentro a tali ambienti, tutto il direttivo del CESNUR - Faivre, Séguy ed Edighoffer non sarebbero solo studiosi della Massoneria, ma essi stessi membri della Grande Loge Nationale de France. Questa loggia di tendenza mistica e conservatrice è l'unica a essere riconosciuta dalla frammassoneria anglosassone richiede ai propri aderenti una dichiarazione di fede assoluta in un "dio rivelato" ed espelle i membri che frequentino logge che accettano atei o donne. La loggia si era quasi estinta negli anni '60, con il ritiro del personale militare statunitense dalla Francia, ma si è ripresa anche grazie a notevoli aiuti economici provenienti dagli Stati Uniti. Almeno fino ai numerosi scandali che nel 1999 hanno travolto questa "loggia degli affari", la GLNF è stata l'obbedienza massonica con il maggior numero di aderenti.

In ogni caso, Antoine Faivre ha collaborato - e secondo Faits & Documents anche diretto l'organo ufficiale della GLNF, Les Cahiers de la Loge Villard de Honnecourt. Certamente, sulla propria pagina Internet, il massone Patrick Negrier della GLNF, studioso di patristica presso un'abbazia benedettina (notiamo anche qui l'inattesa congiunzione di elementi apparentemente discordanti), si vanta di aver organizzato un convegno per commemorare l'autore ed esoterista Serge Hutin, con la partecipazione di "eminenti filosofi, esoteristi e massoni" quali Marie-Magdeleine Davy, Antoine Faivre, Roland Edighoffer, Jacques Fabry, Robert Amadou, René Alleau, Jean-Pierre Bayard.

Il terzo elemento che caratterizza il CESNUR ci porta nel mondo del "neoconservatorismo" statunitense, che Introvigne - da sempre interessato agli Stati Uniti - indica da anni come il modello per la creazione di una destra europea. Un modello forse meno romantico di quello dei crociati sognati da Plinio Corrêa de Oliveira o dei sogni esoterico-indoeuropei di certi francesi, ma infinitamente più efficiente, e che si fonda sull'alleanza tra molte imprese religiose e molte imprese economiche, che hanno come principali nemici la laicità dello Stato.

Questo spiega il problema fondamentale, che in Italia lascia sempre perplessi: come mai il CESNUR, pur essendo espressione di un movimento cattolico estremista, si batte strenuamente contro quelli che Introvigne etichetta collettivamente "movimenti anti-sètte" (dall'americana A.F.F. all'italiano CICAP (3) , che accusa di farsi portavoce di "intolleranza religiosa", di metodi di intervento barbarici ("deprogrammazione") e di teorie facenti perno sul "lavaggio del cervello". Si tratta in gran parte di accuse false - ad esempio in Italia non vi sono mai state "deprogrammazioni", negli Stati Uniti non se ne fanno più da decenni; l'etichetta di "lavaggio del cervello" fu introdotta negli anni '50 per descrivere situazioni estreme di coercizione fisica e oggi non si usa più.

Il CESNUR si accanisce in particolare, a volte - come si potrà vedere dagli articoli in questo sito, anche con evidenti menzogne - contro le testimonianze di ex-membri di gruppi "settari".

L'Avvocato Introvigne Massimo Introvigne - tutt'ora a capo dell'organizzazione - quale esercita la professione presso lo studio Jacobacci & Perani (4) come procuratore legale specializzato in materia di brevetti e diritto d'autore. Fino all'apertura del nostro sito, si è spesso presentato come "professore" e "sociologo". In realtà dal 1994 egli insegna per una settimana all'anno all’Ateneo Regina Apostolarum di Roma, ente privato dei "Legionari di Cristo", sprovvisto del titolo di "Università pontificia" (5), un incarico da cui sembra sia stato gentilmente estromesso un paio di anni fa.

In precedenza, egli aveva anche insegnato per due anni in un Istituto di Scienze Religiose di Foggia, diocesi di Mons. Giuseppe Casale, fino a qualche tempo prima Presidente del CESNUR, che però sembra aver chiuso completamente i rapporti con l'organizzazione.

Tradizione, Famiglia e Proprietà

Alleanza Cattolica, come abbiamo detto, si vanta di rifarsi al "magistero" di Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), "un uomo di fede, pensiero e azione", leader spirituale di T.F.P., Tradizione, Famiglia e Proprietà, attiva in "25 paesi e 6 continenti".

La T.F.P., che ha subito recentemente una scissione, è uno dei movimenti più estremisti mai sorti in America Latina, promotore di una "crociata" latifondista a scapito della riforma agraria in Brasile. Il suo fondatore si presenta come "il principale filosofo" di tale dottrina e autore di "15 libri e oltre 2500 saggi e articoli", nei suoi scritti - che spaziano da Rivoluzione e Contro-Rivoluzione a La Chiesa nello Stato Comunista. L'impossibile Coesistenza - invoca apertamente l'instaurazione di un regime mondiale 'cristiano' basato sulla repressione e su una gerarchia di tipo medievale.

"La santa schiavitù alla Madonna [...] - Questa consacrazione è di una mirabile radicalità. Essa comprende non solo i beni materiali dell'uomo, ma anche il merito delle sue buone opere e preghiere, la sua vita, il suo corpo e la sua anima. Essa non ha limiti, perché lo schiavo, per definizione, non ha niente di suo. In cambio di questa consacrazione, la Madonna agisce nell'interiorità del suo schiavo in modo meraviglioso, istituendo con lui un'unione ineffabile" (Plinio Corrêa de Oliveira, La devozione mariana e l'apostolato contro-rivoluzionario, in Cristianità, organo di stampa di Alleanza Cattolica, nov.- dic. 1995, p. 15.)

L'organizzazione T.F.P. è stata più volte tacciata di essere un "culto" da quanti oggi Introvigne congederebbe come "movimenti anti-sètte" ostili all'esperienza religiosa, sebbene in passato, pochi anni prima della fondazione del CESNUR, abbia espresso con una certa intensità preoccupazioni analoghe a quelle avanzate da questi ultimi (6), che oggi al contrario ridicolizza e combatte.

"Durante la 23.a assemblea plenaria dei Vescovi brasiliani, essi hanno approvato una nota riguardante 'La Società Brasiliana per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà' consigliando i cattolici di non affiliarsi alla suddetta Società […]. Il suo carattere esoterico, il suo fanatismo religioso, il culto riservato alla personalità del suo fondatore e alla madre di quest'ultimo […] non possono assolutamente ottenere l'approvazione della Chiesa" (Osservatore Romano del 07.07.85, p. 12, n. 408, ed. settimanale in lingua spagnola, cit. Tradizione Famiglia Proprietà: Associazione cattolica o sètta millenarista?, Rimini 1996, frontespizio)

Nel 1984 la T.F.P. è stata messa fuorilegge in Venezuela, tacciata da una commissione parlamentare istituita allo scopo di essere una "sètta [...] di estrema destra [...] che distorce le menti dei giovani, trasformando i propri membri in fanatici e lavando loro il cervello".

"Almeno in Brasile, la sètta TFP mantiene una struttura paramilitare di monaci-guerrieri, chiamati le 'sentinelle dell'Occidente', che passano attraverso un duro addestramento paramilitare e indossano un abito con una catena come cintura (imparano a usarla come arma), alti stivaloni militari, fanno voti di silenzio e praticano regolarmente la flagellazione. Questo 'esercito' è composto da giovani piuttosto fanatici e violenti." (Pepe Rodríguez, El poder de las sectas, 1989, Ediciones B. pp. 233, 245, 246)

Negli anni immediatamente successivi a queste condanne alla T.F.P., Massimo Introvigne ha fondato il CESNUR, dando avvio a una frenetica attività pubblicistica, spesso sulle pagine dell'organo di stampa ufficiale di Alleanza Cattolica "Cristianità" (nella rubrica "La Buona Battaglia"), associandosi ai noti J. Gordon Melton ed Eileen Barker nel divenire in breve tempo uno dei massimi apologeti dei culti su scala mondiale. Ma la malasorte ha voluto che recentemente la stessa T.F.P. venisse inserita in una lista di "sette" redatta dal Parlamento francese. "Gli eminenti leaders della Nuova Destra americana Paul Weyrich (sinistra) e Morton Blackwell (centro) insieme al presidente della T.F.P. statunitense John Spann" (Bollettino delle 15 TFP, n. 6)

NOTA: Si consiglia in particolare la lettura del dossier "Tradizione Famiglia Proprietà - Associazione cattolica o setta millenarista?", disponibile a http://www.kelebekler.com/cesnur/txt/tfp01.htm

Sul rapporto tra Introvigne e i Testimoni di Geova, si veda anche "La Società Torre di Guardia smercia i libri di Introvigne" (http://www.kelebekler.com/cesnur/txt/introwts_it.htm)

Miguel Martínez

Riferimenti:

(1) Questa e le successive, dal documento programmatico dell'associazione - vedi il sito ufficiale del CESNUR

(2) Materialien zur Konferenz Streitfall Neue Religionen Internationale Tagung, Marburg/Lahn, 27. bis 29. März 1998 Veranstalter: CESNUR - Center for the Study of New Religions, Turin; REMID - Religionswissenschaftlicher Medien- und Informationsdienst e. V., Marburg

(3) Organismo di ricerca e di informazione, equivalente italiano del C.S.I.C.O.P., Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal

(4) Studio legale Jacobacci & Perani, vedi qui. Stranamente, il dott. Introvigne non risulta iscritto all'Albo degli Avvocati di Torino

(5) Da una nota firmata da Sua Ecc. Mons. Michael L. Fitzgerald, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, prot. n. 2291/96, Città del Vaticano

(6) Rif. http://www.kelebekler.com/cesnur/txt/test1.htm

lunedì 18 settembre 2006

A proposito della Lezione del Papa a Ravensbourg

Comunicato UCOII sulla Lezione del Papa a Ravensbourg

"In merito alla vicenda innescata dalla lezione tenuta dal Papa Benedetto XVI a Ravensburg, l’Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia prende atto delle due successive precisazioni vaticane che fanno giustizia di ogni interpretazione dietrologica e ricollocano l’esternazione papale all’interno di un contesto accademico specifico.

E’ fuor di dubbio che ci sia stata una certa leggerezza nella scelta delle fonti utili per predicare in favore della fede, della pace e contro la violenza: il discorso di un imperatore sotto assedio non poteva essere tra i più sereni nei confronti dell’ispirazione religiosa degli assedianti.

Anche la citazione del versetto 2,256 del Santo Corano, straordinario nella sua valenza di libertà religiosa (e confermato da altri versetti), ha peccato di una cattiva esegesi che lo ha presentato come risalente al periodo della prima predicazione del Profeta Muhammadc(pbsl), e quindi in fase di supposta debolezza, mentre tutti i commentatori sono concordi nell’attribuirlo al periodo medinese e cioè alla pienezza dello Stato islamico da lui guidato.

La contingenza internazionale, la scenario di “scontro di civiltà” che taluni vorrebbero inevitabile e stanno facendo ogni cosa affinché avvenga, impone a tutti un’estrema attenzione alle forme e ai contenuti delle esternazioni.

Siamo certi che il percorso di riconoscimento dell’Islam e di dialogo con i suoi fedeli, iniziato da Giovanni XXIII nel Concilio Vaticano II, proseguito da Paolo IV nella sua visita a Casablanca e nei due successivi incontri di Assisi da Giovanni Paolo II, non subirà nessuna battuta d’arresto e, a questo proposito, invitiamo Sua Santità a patrocinare, in qualche maniera, la prossima giornata del Dialogo Islamo-Cristiano in Italia che, come ormai consuetudine dal 2002, si celebra nell’ultimo venerdì di Ramadan, quest’anno il 20 ottobre.

Sarebbe un segno importante che fugherebbe ogni ombra minacciosa e darebbe a tutti coloro che si sono adoperati per mantenere aperti canali e spazi di dialogo proficuo, una nuova spinta e una nuova speranza.

L’UCOII, che ha scelto come sua linea fondante e strategica il dialogo con tutte le componenti della società italiana, privilegiando in particolar modo il mondo cristiano italiano, lancia un forte appello affinché il mondo islamico che ha reagito con tanta vivacità alle parole del Papa voglia accettare i chiarimenti forniti e rasserenarsi.

La somma dei valori spirituali e morali che uniscono musulmani e cristiani avranno, inch’Allah, la forza di far presto dimenticare questo incidente.

Questo il nostro auspicio dal più profondo del cuore."

http://www.islam-ucoii.it/


Il testo integrale della Lectio magistralis del Papa è consultabile a
http://www.avvenireonline.it/papa/Extra/Le+parole+del+Papa/discorsi/20060912.htm
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I rischiosi enigmi di Benedetto a Ratisbona (di Eugenio Scalfari)

DUNQUE, a pochi giorni di distanza dal suo discorso di Ratisbona, Benedetto XVI ha dovuto chiedere scusa all'Islam, ai credenti dell'Islam, alle piazze dell'Islam. Il fatto è inaudito. Non era mai accaduto prima; mai un pontefice romano aveva chiesto scusa se non, nel caso di Giovanni Paolo II, per fatti accaduti molti secoli fa. Ma, a parte le scuse "politiche", molte altre e assai importanti questioni restano aperte e meritano di essere discusse. A Ratisbona Benedetto XVI ha adombrato una terribile verità: non c'è un solo Dio. Più che una verità si tratta di una constatazione, anzi di un fatto accertato.

Ogni uomo che creda in Dio ne ha un'immagine che non è la stessa di quella d'un altro suo consimile, non è la stessa che quella persona può avere avuto in passato né di quella che potrà avere in futuro, non è la stessa che nelle diverse epoche e nei diversi luoghi i suoi simili hanno avuto e potranno avere. Terribile constatazione poiché constata, appunto, che l'immagine del Creatore non è oggettiva ma soggettiva, come del resto lo sono tutte le immagini. Terribile perché la Chiesa cattolica si fonda sul presupposto d'un magistero cui Dio stesso (suo Figlio) ha affidato la testimonianza e la custodia della sua immagine. Sicché riconoscere che ogni fedele ha la propria indipendentemente dal magistero episcopale e dalla sua intermediazione, rischia di minare alla base la struttura apostolica e gerarchica della Chiesa di Roma. Questa, a mio avviso, è la prima osservazione da fare per quanto riguarda il merito della "lectio magistralis" di Benedetto XVI all'università di Ratisbona. Molti si sono domandati perché mai il Papa-teologo si sia spinto così lontano. Le risposte sono state varie.

I più hanno ritenuto che la molteplicità di Dio constatata dal Papa sia incidentale nell'ambito d'un più ampio discorso di condanna delle violenze e delle guerre combattute in nome di Dio.

Altri vi hanno visto finalità politiche di avvicinamento alla Chiesa ortodossa e di presa di distanza da quelle protestanti. Altri ancora una sottolineatura del Dio razionale e "ellenistico", quindi europeo per eccellenza. Parleremo dopo di queste diverse interpretazioni e in particolare di quella ellenizzante. Per conto mio, penso assai più semplicemente che a Ratisbona Benedetto XVI sia scivolato, né più né meno, su un errore di comunicazione. Anche un Papa è fallibile, indipendentemente dal dogma. Benedetto ha sbagliato dal punto di vista della sua Chiesa.

Ha detto ciò che da un Papa non ci si aspetta. Ha messo in moto effetti più che spiacevoli. Ha fatto un involontario passo avanti sulla via dello scontro tra religioni. Ha infiammato la protesta e l'odio dell'Islam compattando i fondamentalisti con i moderati, i sunniti con gli sciiti, i Musulmani arabi con quelli non arabi. È questo che voleva? Sicuramente no e le scuse offerte ieri lo provano. È stato frainteso? Probabilmente sì. Ma soprattutto ha incrinato l'oggettività della trascendenza. La sua univocità. Ed è questo a mio avviso l'effetto più grave. Non certo per chi non crede, ma per chi crede e su quella credenza - quale che sia - riposa. Il secondo passo importante di quella "lectio magistralis" è stato l'identificazione del Dio cristiano con il Dio razionale.

Quello - ha detto il Papa - in cui l'uomo si rispecchia mentre il Creatore si rispecchia in lui. Il connubio tra fede e ragione al di fuori del quale non resterebbe che un Dio arbitrario e imperscrutabile. "In principio - ha ricordato Benedetto XVI - era il logos", correggendo o meglio forzando altre letture del Libro sacro. Del resto il connubio fede-ragione è soltanto uno degli aspetti della storia del cristianesimo. Esso convive con altri che fanno parte anch'essi di quella storia a pieno titolo; per esempio il rigoglioso filone della mistica, la testimonianza martirologica, la dottrina della grazia e della predestinazione.

Convivono addirittura nell'intimo di alcune grandi figure del pensiero cristiano, a cominciare da Agostino dal quale si dipana un filo che arriva fino a Pascal e poi a Kierkegaard. Quanto al Dio dell'arbitrio, nella Bibbia esso è di casa in una quantità di passaggi e raggiunge il culmine nel libro di Giobbe, in quelle splendide e terrificanti pagine in cui è Eloim a rivendicare orgogliosamente la sua immensa potenza, la sua inaccessibilità, la sua sterminata forza creatrice e la sua totale libertà di fronte ad una qualsiasi legge anche se da lui stesso promulgata.

Diciamo che la razionalità di Dio è una conquista che da Girolamo arriva fino alla Scolastica dell'Aquinate e che rimane, con gli appropriati aggiornamenti, la linea della gerarchia e della teologia riconosciuta. Ma in che modo Papa Ratzinger ripropone il Dio razionale? Nella "lectio" di Ratisbona la spiegazione è esplicita: il Dio razionale è il riflesso dell'uomo e il solo modo, o almeno il modo prevalente, attraverso il quale l'uomo può conoscere Dio. Da qui a concludere che Dio è una proiezione del pensiero dell'uomo il confine è sottilissimo.

Per la seconda volta nello stesso luogo e nello stesso testo il Papa romano sfiora la soglia della miscredenza: l'immagine di Dio è soggettiva e non univoca; il Dio razionale si specchia nell'uomo e l'uomo in lui. Feuerbach era arrivato all'affermazione blasfema che la divinità è un'invenzione umana per dare un senso alla nostra vita e rassicurarci dall'incubo della morte. Benedetto XVI non arriva ovviamente a questo ma dissemina la sua "lectio" di tracce che portano verso quella direzione. Se questa è la sua apertura alla modernità, gli sia reso il merito d'aver scelto l'approccio più rischioso rispetto a quello assai più tranquillizzante della convergenza etica e della "buona" laicità.

L'ellenismo e il cristianesimo. Si è capito, leggendo il testo di Ratisbona, che il Papa ci tiene molto a questa "contaminazione" culturale. Forse perché è dalla sintesi di quei due filoni di pensiero e di quelle due culture che scaturisce la differenza profonda e in un certo senso l'unicità del cristianesimo (e in particolare di quello cattolico) rispetto alle altre religioni monoteistiche. La modernità cattolica, la sua capacità di assorbire il presente e il futuro; infine la flessibilità della Chiesa di Roma nei confronti della scienza e dei suoi esiti. Si tratta di vera apertura? D'una innovazione rilevante della cultura cattolica rispetto a quella laica e all'autonomia della scienza? Questa supposta apertura è difesa da una muraglia di aggettivi che vanno tenuti nella debita considerazione.

Si parla nel documento di Ratisbona, come del resto si è sempre parlato nel linguaggio della gerarchia episcopale, di "buona laicità", di "ragione ragionevole", di "sincera adesione" della ricerca scientifica ai postulati delle leggi naturali; così anche per l'etica, la quale ha nel diritto naturale il suo imprescindibile ancoraggio. Infine l'obiettivo della razionalità, dell'autonomia delle coscienze, del libero arbitrio, dell'approccio scientifico alla conoscenza della natura, resta il raggiungimento del Bene, naturalmente nella visione cristiana illuminata dalla fede.L'ellenismo ha esaltato nell'evoluzione cristiana la dialettica delle autonomie: della coscienza, della scienza, dell'economia, della politica.

Da questo punto di vista è stato un innesto salutare in un organismo già predisposto a riceverlo ("Date a Cesare...") ma, beninteso, il rapporto non è né può essere paritetico. L'ellenismo e la dialettica delle autonomie sono pur sempre elementi subordinati alla concezione cristiana, ai paletti che essa pone alle autonomie in vista della salvezza e della "vera" libertà. In questa visione rientra anche la condanna del "neo-darwinismo" in favore del "disegno intelligente" (ancora un aggettivo significante) che consegue però un effetto non trascurabile nella delicatissima zona del sacro: quello di allontanare il Creatore all'inizio della creazione affidandone l'evoluzione alla natura "intelligente", cioè alla natura imbevuta dall'intelligenza del solo e trascendente "increato". Gli interventi successivi sono affidati all'amore, all'agape signoreggiata dal Figlio, non a caso incarnato a misura d'uomo. Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo. Non c'è innovazione in questo pensiero ma semmai una dose di antropomorfismo che degrada il resto del creato ad un rango inferiore nel quale non c'è anima e non c'è, ovviamente, paradiso.

Questa complessa e a suo modo grandiosa costruzione conferma la natura occidentale e soprattutto europea della visione religiosa di papa Ratzinger. Visione profondamente tradizionale, aggiornata e predisposta ad assorbire la modernità e, fortunatamente per tutti noi, lontana dalla tentazione teocratica prevalente nell'Islam. Nonostante le scuse diplomatiche di Benedetto XVI la "lectio" di Ratisbona rappresenta un colpo d'arresto al dialogo tra le religioni e il tentativo di imbrigliare la scienza, la filosofia, il discorso pubblico con la politica. Un appello identitario insomma, quello di papa Ratzinger.

Né avrebbe potuto essere diverso. Nei confronti dell'Islam e delle altre religioni un errore di comunicazione, nei confronti dei laici, tutto secondo copione. La risposta da parte nostra non può che essere l'accettazione del dialogo che, per quanto ci riguarda, parte dalla considerazione che la fede è un fatto privato e non fa parte del territorio della ragione e della scienza, ma mantiene una dialettica giovevole sia alla religione sia alla scienza sia alla dinamica delle idee, contro il fondamentalismo da qualunque parte esso provenga.

17 settembre 2006 - La repubblica

giovedì 17 agosto 2006

LA TOMBA DI PERIANDRO

Quel ministro afgano non era stato informato della grande menzogna imperante in Italia: che i nostri soldati non sono in Afghanistan come parte della coalizione che sta facendo la guerra, ma come turisti capitati per caso in quell'ameno esotico paese e visto che ci sono danno una mano a fare del bene, anzi del benissimo.

O forse era stato informato, ma avrà pensato che lo stessero prendendo in giro; avrà detto sorridendo imbarazzato ai suoi italici callidissimi interlocutori: andiamo, signori miei, vi sembra il caso di scherzare su cose così serie?

Non poteva immaginare che da cinque anni in Italia il governo in carica (quale che sia il colore della casacca, il siglario e la retorica di cui s'ammanta il mandrino di volta in volta dicasterialmente assiso) fa la guerra ma dice al paese che sta facendo la pace; nè poteva immaginare che l'intero parlamento italiano appoggia la guerra ma beninteso spacciandola per pace (con quattro sole eccezioni: tanti hanno votato contro la guerra di tutti i mille e passa fra senatori e deputati), facendo strame della legge fondamentale dello stato italiano, quella Costituzione che pure il popolo italiano ha voluto difendere con le unghie e con i denti ancora poche settimane fa; e non poteva infine immaginare che tutte le forze politiche italiane presenti dove si fanno le leggi sono unanimi nel fare la guerra, nel chiamarla pace, nel distruggere la base e la fonte stessa della legalità, nel perseverare nell'abominio delle stragi di cui la guerra consiste.

Subito dopo la rivelazione della nudità del re, la solita solfa, la solita canea, la solita colluvie, la solita logorrea dei dichiaratori a ripetizione. Per smentire quello che smentire non si può, poichè il decreto parla chiaro, e tutte le posticce pupazzate della propaganda non possono nascondere l'effettuale realtà: l'Italia è pienamente coinvolta nella guerra afgana, con proprie forze armate sul terreno sotto comando Nato e con proprie unità navali sotto comando Usa. L'Italia è lì in palese violazione della legalità italiana ed internazionale. l'Italia è lì come complice dell'invasione e dell'occupazione, delle stragi della guerra infinita. L'Italia è lì a far morire esseri umani.

E solo quattro parlamentari su mille si sono opposti alla guerra e alle stragi. E non c'è un solo partito rappresentato in parlamento che si opponga. E non c'è un solo giornale o televisione che si opponga.

E dei diecimila movimenti sedicenti pacifisti quasi solo i medici scalzi di Emergency hanno continuato a opporsi alla guerra e alle stragi; e della marea di parole che tracima ogni giorno nella rete telematica quasi solo questo foglio e chi penosamente lo imbastisce ha continuato tutti i giorni a opporsi. Con la forza della verità. E con un dolore ogni giorno crescente.
*
Tutte le guerre la stessa guerra. Tutti gli omicidi lo stesso omicidio. Vi è una sola umanità.

Peppe SINI

domenica 30 luglio 2006

Indulto

Esigere che la legge sia uguale per tutti è diventato "giustizialismo", esigere una politica estera che rispetti la nostra Costituzione è diventato "radicalismo anacronistico", Travaglio (un discepolo di Montanelli) è diventato un "comunista giacobino", Di Pietro (un cattolico moderato) è "sconnesso dalla realtà".

Ormai in Italia il grosso degli elettori (ossia gli unici soggetti che interessano ai politici) sono dei moderati riformisti di centro, che pendono leggermente a destra o a sinistra ma hanno sostanzialmente le stesse idee - cioè nessuna, o al massimo quelle che gli mette in testa il clero o la TV.

C'è da meravigliarsi sempre meno del fatto che chi, invece, idee e convinzioni ce le ha ancora, o perlomeno ne mantiene qualcuna residua, sia sempre più emarginato.

mercoledì 19 luglio 2006

Cari amici pacifisti

Oggi, cari amici pacifisti, devo narrarvi cose gravi e difficili e non per scarico di coscienza o per trovare giustificazioni o condivisioni da parte vostra, dato che so che la responsabilità di quello che decido è mia e intera la tengo. Cominciano le prime decisioni del governo e la situazione non è allegra, almeno in Senato, dove - come è noto - la maggioranza è risicatissima e le imboscate possono sempre succedere. L'opposizione per ora fa un'azione di disturbo regolamentare, un vero e proprio ostruzionismo, che è un diritto, ma non è una politica, se non quella di sfiancarci o trovarci sotto di uno o due senatori. D'altra parte il governo e la maggioranza sembrano voler usare molto il voto di fiducia per compattare senatori e deputati, il che però rende sempre più impacciata e difficile l'azione politica, tutta stretta fra richieste di verifiche, dispute regolamentari ecc. L'impressione di una sede che non ha rapporti con la realtà è sempre più forte. Il 28 giugno siamo state e stati bloccati si può dire l'intera giornata in una serie di impuntature (tutte sull'interpretazione del regolamento) che alcuni seguono con appassionato interesse e molti con atteggiamento di gioco e sfida: insomma una cosa alquanto grottesca. A me viene sempre in mente che se gli uomini avessero dovuto occuparsi non solo di se stessi, ma anche della cura di altri, non avrebbero costruito un mondo, specialmente politico, con regole senza senso.

Un voto di fiducia siamo riusciti a darlo ma il secondo della giornata è stato bloccato dall'opposizione appunto con una sequela di trucchi regolamentari che la maggioranza non sembra altrettanto attrezzata a respingere. Ero molto distratta e incapace di appassionarmi, solo dotata di pazienza, fomentata dall'aria condizionata dell'aula. Ero però molto agitata da quello che era successo il pomeriggio precedente, quando avevo ascoltato la relazione dei capigruppo del Prc di Senato e Camera sulle decisioni e dichiarazioni del governo sull'Afghanistan. Il governo era partito con dichiarazioni, sia del ministro degli Esteri che della Difesa, su posizioni che non si potevano accogliere, cioè di accettazione delle richieste della Nato (che non è nemmeno abilitata a chiedere ciò che chiede), cioè di mandare altre truppe italiane e armamenti, quasi a giustificazione per la decisione di andarcene dall'Iraq. Attraverso una trattativa non semplice perché quasi tutto l'Ulivo è d'accordo con simili posizioni, e dall'opposizione si profila una disponibilità dichiarata da parte dell'Udc di fare da stampella al governo su posizioni belliciste (non senza conti presentati). Una sorta di cinico ripugnante "scambio" Iraq con Afghanistan e un patto tra "moderati" apre alla "Grande coalizione" e allo "scarico" della sinistra radicale come fosse una partita a scacchi o a tombola.

Ciò che discutendo si è ottenuto è: nessun ampliamento di presenze italiane in Afghanistan, né dispiegamento fuori dalle zone in cui sono già stanziate, il mantenimento delle stesse spese per la missione ma con una ripartizione più orientata al civile che al militare, la scrittura di una mozione di indirizzo e l'istituizione di una commissione di monitoraggio, appunto per seguire e tenere sotto controllo tutto. Mi sembra importante che si sia riusciti a mantenere fermo il punto che nell'Unione ciò che è stato convenuto nel programma è impegnativo e ciò che nel programma non è contenuto deve essere trattato con lo stesso metodo del consenso che è servito per il programma. È ciò che è stato fatto sull'Afghanistan ed è anche ciò che mi ha convinta ad approvare l'accordo, pronta a mutare opinione se gli atti del governo non fossero limpidamente ancorati ad esso. Non è semplice ciò che è stato ottenuto ma sembra una prima forma di riduzione del danno e la convalida del metodo decisionale del consenso. Anche l'avvio di una commissione di monitoraggio è una cosa che va capita bene e utilizzata il più possibile.

Dire no all'accordo in questo caso accelera semplicemente lo scivolamento a destra del governo, il profilarsi di una maggioranza che raccoglie Casini e company su posizioni molto filoatlantiche e cosi' via. Il dilemma resta drammatico. La mia decisione resta sempre legata alla possibilità che verifiche insoddisfacenti mi inducano a mutare opinione.

Lidia Menapace, 3-7-06

****

La lettera di Lidia Menapace è espressione, in fondo, della stessa logica di Michele Serra, cui dedichiamo la Stella Polare di oggi. È la logica di un certo pacifismo che non sa fare i conti con la politica.

Sembra che non la conoscano, la "politica" , e adesso, anime belle, quando ci arrivano a contatto, non sanno che fare.

Si tratta di decidere se entrare nella logica di questa "politica" ormai ridotta alla gestione dell'esistente, o se guardare al fondo dei problemi. Il fondo è che la guerra afghana, come quella del Kosovo che la precedette, erano completamente illegali, oltre che, ovviamente, anticostituzionali. Ma lo schieramento che oggi ricatta i pacifisti le approvò e le fece. Adesso le difende. Non era scritto nel programma? Non lo era. Invece avrebbe dovuto esserlo. Ma Lidia Menapace, e molti altri, cosa pensavano che sarebbe accaduto?

Adesso sono in ambasce, e cedono. È sempre stato così: cedimenti sono la rinuncia ai princìpi in nome di presunte "necessità" invocate, di regola, da coloro che i princìpi li hanno già abbandonati da tempo.

Giulietto Chiesa

venerdì 23 giugno 2006

Dovere morale

In Italia siamo chiamati ad accogliere o respingere in blocco importanti modifiche alla Costituzione della Repubblica. È una scelta grave, che richiede conoscenza della Costituzione e delle molte modifiche da valutare. Purtroppo la grande maggioranza degli italiani non conosce la Costituzione, e non sa neppure che cosa sia una Costituzione: e questo vale anche per buon numero dei parlamentari.

Una Costituzione è l'atto con cui uno Stato si costituisce autonomamente di fronte alla comunità internazionale, ed è la Carta fondamentale che definisce l'identità di un popolo. Con la Costituzione vengono stabiliti:
- le finalità essenziali e irrinunciabili della convivenza (della Repubblica Italiana);
- gli strumenti per perseguire tali finalità, e cioè i così detti ‘poteri dello Stato'.

Le modifiche oggi sottoposte al referendum riguardano la seconda parte: i poteri dello Stato, che sono sostanzialmente tre.

Il potere legislativo: fare leggi che attuino al meglio le finalità costituzionali. Esse potranno variare al variare delle diverse situazioni storiche in cui la Costituzione deve essere attuata: la Costituzione è la legge per il legislatore, a cui impone direzioni e limiti. Il legislatore è solo il parlamento.
Il potere esecutivo: fare osservare le leggi, stabilirne i regolamenti attuativi e costituire le strutture punitive per i violatori, governare la finanza pubblica con le finalità e i limiti stabiliti dalle leggi. Tale potere spetta al governo.

Il potere giudiziario: giudicare se le leggi siano state violate, e punire i trasgressori nei modi stabiliti dalla legge.

Vi è poi, in ogni Stato democratico moderno, una Corte suprema – da noi la Corte Costituzionale – che deve giudicare inappellabilmente il rispetto delle direttive e dei limiti imposti dalla Costituzione ai singoli poteri, ed eventualmente dirimerne le controversie. Nei Paesi, come l'Italia, in cui alcuni poteri siano esercitati dalle regioni, dovrà dirimere le controversie fra poteri locali e poteri dello Stato.

Una netta separazione fra i tre poteri è oggi la migliore garanzia perché l'uomo e il cittadino vedano rispettati i propri diritti stabiliti dalla Costituzione o da organizzazioni internazionali a cui un Paese abbia aderito (tale limitazione della sovranità è prevista dalla Costituzione italiana). La garanzia consiste in questo: nessun potere può essere esercitato senza il consenso o il controllo di un altro potere: in tal modo nessun uomo o gruppo politico può assumere tutto il potere. Per evitare situazioni di paralisi reciproca fra i tre poteri, come era successo fra le due guerre in alcuni Paesi europei, la Costituzione italiana prevede la figura del Presidente della Repubblica (il Capo dello Stato) come custode della Costituzione stessa e dell'unità dell'Italia, dandogli specifici poteri di intervento. E su questo preciso punto il referendum ha particolare e gravissima importanza.

Sul potere legislativo il Presidente può rifiutare la firma di una legge approvata dal Parlamento, per motivi di incostituzionalità, e rinviarla alle Camere con messaggio motivato. Se la legge venisse rivotata senza le modifiche richieste, la legge è in vigore. Ma il Presidente ha un altro potere: il potere di sciogliere le Camere, un potere che spetta a lui solo. Ciò può avvenire se sia impossibile formare un governo che goda della fiducia del Parlamento, o anche quando venga confermata una legge palesemente anticostituzionale. Il Presidente non ha un suo potere legislativo, ma ha il potere di rimettere al giudizio del popolo gravi situazioni conflittuali.

Sul potere esecutivo il Presidente ha il potere di incaricare un nuovo presidente del Consiglio e di nominare (o rifiutare) i ministri da lui proposti. Il governo così costituito dovrà poi avere la fiducia del Parlamento: anche in questo caso non vi è potere esecutivo diretto, ma la scelta viene sottoposta al giudizio delle Camere.

Sul potere giudiziario il Presidente presiede il Consiglio superiore della magistratura: non può deciderne le deliberazioni, ma può autorevolmente consigliare e indirizzare.

Il Presidente è inoltre il capo delle forze armate e presiede il Consiglio superiore di difesa. Ha il potere di nomina di alcuni membri della Corte costituzionale e di alcuni senatori a vita.

Riforma come un cavallo di Troia

Le modifiche sottoposte a referendum sono spesso indicate come modifiche al sistema regionale: questo è vero. Ma è anche vero che in modo meno reclamizzato la riforma modifica radicalmente alcuni cardini essenziali della Costituzione riguardanti i poteri dello Stato e le garanzie dei cittadini. Vediamone alcuni elementi fondamentali.

- Il Presidente della Repubblica non nomina i ministri: li nomina il presidente del Consiglio, che ora dovrebbe cambiare nome in ‘Primo Ministro'. Modifica indicatrice di un profondo cambiamento. Salvo casi eccezionali, il Presidente della Repubblica non ha più il potere di sciogliere le Camere: anche questo passa al Primo Ministro.

- Il Primo Ministro, in base alle recenti leggi elettorali, è automaticamente quello indicato dai collegamenti delle liste elettorali. A lui spetta ora il potere di sciogliere le camere, di nominare e di cambiare i ministri.
Con questi due soli cambiamenti cade la severa separazione dei poteri legislativo ed esecutivo. Infatti il governo è completamente dominato dal Primo Ministro, che impone i ministri e li può cacciare quando non siano d'accordo con lui. Ma il Primo Ministro, con la legge elettorale vigente, è collegato automaticamente alla maggioranza del potere legislativo. Saranno così ben rari i casi di sfiducia al governo da parte del Parlamento, e inoltre vi è la clausola della ‘sfiducia costruttiva', che prevede la costituzione di un nuovo governo all'interno della stessa maggioranza che ha sfiduciato il precedente. In casi estremi irrimediabili, il Primo Ministro può sciogliere le camere di sua insindacabile iniziativa.

Legislativo ed esecutivo sono entrambi – salvo casi veramente eccezionali – nelle mani del Primo Ministro.

Né miglior sorte tocca al potere giudiziario, anche se per via indiretta. Infatti:
- la rigida separazione fra procuratori e giudici, con promozioni per concorso, potrebbe aprire la porta in modo indolore a controlli da parte dell'esecutivo. Si sa come vanno in Italia i concorsi. Il timore di apparire non graditi all'esecutivo induce spesso una ‘autocensura' nell'animo dei magistrati aspiranti. Con la riforma prospettata dell'ordina-mento giudiziario, l'intromisione diretta o velata da parte degli altri poteri è certo da attendersi;
- nell'ordinamento costituzionale ora vigente, solo 5 membri su 15 sono eletti dal Parlamento (cioè dalla maggioranza al potere). Con la riforma proposta sarebbero 7 su 15: sarebbe sufficiente un solo voto fra gli altri 8 per deliberare. Il rischio di controllo del potere legislativo è grande, proprio là dove deve esser controllata la costituzionalità di un atto del potere legislativo stesso.

Il referendum viene presentato come attuazione della devolution, ma al suo interno, come in un cavallo di Troia, viene introdotto un vero sconvolgimento dei principii stessi della nostra Costituzione.

Quanto alla devolution, accenniamo appena a tre punti che ci sembra sconvolgano l'intero sistema.

1 - Col Senato federale scompare il sistema bicamerale, salvo casi particolari di conflitto fra Camera e Senato federale, di soluzione complessa (e confusa), e con l'ultima parola riservata al Primo Ministro, e cioè al capo dell'esecu-tivo. L'attuale doppia lettura e votazione di una stessa legge è strumento importante di democrazia per due motivi. I tempi di passaggio fra le due assemblee consentono un dibattito pubblico (giornali, tv e altro) importante: spesso le correzioni fatte nella seconda lettura hanno consentito in passato miglioramenti notevoli. Ma è anche importante la differenza di età degli elettori: gli elettori della Camera – 18 anni – hanno cose nuove da dire, ma votano più per giovanile impulso che per riflessione sul bene del Paese, mentre gli elettori del Senato – 25 anni – sono già meno aperti alle novità, ma hanno anche maggiore maturità; e ad essi si aggiungono i senatori a vita scelti per lunga esperienza e per prestigio internazionale nei vari campi del sapere e dell'impegno sociale. La fine del sistema bicamerale è la fine di questa possibilità dialettica di vita democratica.

2 - Le regioni hanno potestà legislativa esclusiva su assistenza e organizzazione sanitaria e su organizzazione e programmi scolastici: sanità e scuola sono due diritti essenziali per ogni cittadino (e per ogni essere umano qui residente) che devono essere garantiti e regolati per tutti nello stesso modo e nella stessa misura. Cade il principio degli ‘inderogabili doveri di solidarietà' di ciascun cittadino verso tutti: tali doveri sarebbero attuati in maniera diversa da regione a regione.

3 - La potestà legislativa di Stato e regioni deve oggi rispettare la Costituzione, ma anche gli obblighi internazionali: quest'ultimo vincolo sparisce dalla nuova proposta. Vi sono qui nascoste due cose. La prima cosa è lo spirito antieuropeo e xenofobo e la velata chiusura all'altro: fra tali obblighi vi è la percentuale del Pil per i Paesi poverissimi e l'impegno contro l'inquinamento (Kyoto). La seconda cosa è che fra gli obblighi internazionali vi è anche il trattato e il concordato con la Santa Sede, che in base a questa modifica dell'art. 117 potrebbero essere violati anche da singole regioni. E questa insana modifica potrebbe avere ben più gravi conseguenze.

È certo che la Costituzione va rivista, soprattutto per snellire varie procedure e dare più spazio al sistema regionale. Ma i fondamenti della convivenza e i principi ispiratori non possono essere toccati. L'unità del Paese non può essere frantumata in una federazione di Regioni con ampia autonomia anche rispetto alle esigenze del bene comune: e vi è chi auspica, anche esplicitamente, una specie di secessione. Le supreme garanzie di libertà e di solidarietà per tutti i cittadini e i residenti, assicurate dalla separazione dei poteri e dalla funzione attiva del Presidente della Repubblica, non possono essere in alcun modo toccate. Si ricordi che negli Usa – uno Stato federale – molti singoli stati federati hanno e applicano la pena di morte mentre altri la rifiutano.

Si noti infine che questo referendum deve esser votato in blocco: non si può votare solo perché ci piace un punto o una parte. È strettamente doveroso considerarlo nel suo insieme: approvare le modifiche proposte vuol dire approvarle tutte.

Ed è seria opinione di chi scrive questi brevi cenni che la Chiesa italiana non possa dichiararsi ‘neutrale' di fronte allo scardinamento sistematico di una Costituzione che tutela gli inalienabili diritti di libertà e gli inderogabili doveri di solidarietà di ciascuno verso tutti. Queste nostre righe potranno aiutare, si spera, a comprendere meglio quale sia la posta in gioco, ben al di sopra di divisioni fra partiti o gruppi o maggioranze e minoranze varie.

È anche seria opinione di chi scrive che votare contro le modifiche costituzionali sul tappeto sia un grave dovere morale per ogni uomo di buona volontà: ricordiamo che Mussolini e Hitler andarono al potere per vie costituzionali simili a quelle ora proposte, senza alcuna rivoluzione, e in breve tempo assunsero nella propria persona tutti i poteri. Né vacanze o gite o incomodi vari possono passare avanti a questo dovere. È in gioco l'unità e la democrazia del nostro Paese, il futuro di noi tutti.

Mons. Enrico Chiavacci

giovedì 27 aprile 2006

Feste patronali: meno fuochi, più compassione

Riceviamo questo APPELLO ai sacerdoti, comitati feste patronali, politici e laici delle città d'Italia

Meno fuochi d'artificio, più compassione

La Casa per la nonviolenza rivolge un appello alle comunità cristiane e città d'Italia ad evolvere le feste patronali dallo spreco alla sobrietà compassionevole. Una innovazione nella tradizione che unisca nel progetto "Città e parrocchie ad energia solare" gli ideali altissimi della giustizia sociale, pace mondiale ed ecologia profonda. Matteo Della Torre (Casa per la nonviolenza, associazione di ispirazione gandhiana.) Fonte: Il grido dei poveri, mensile di riflessione nonviolenta. 15 aprile 2006

A San Ferdinando di Puglia, in provincia di Foggia, 15 mila cittadini festeggiano il santo patrono spendendo più di 60 mila euro (19.866 euro per spettacoli musicali, 14.700 euro per i fuochi d'artificio, 11.700 euro in luminarie, e così via sprecando). Un po’ per pigrizia, un po’ per superstizione, gli ossequenti alla tradizione ogni anno elargiscono i quattrini necessari ad una festa patronale anacronistica ed immobile, trasudante paganesimo festaiolo. Una solenne occasione di controtestimonianza cristiana.


Il tradizionalismo è un bulldozer

Per i prosternati al "si è fatto sempre così" il tradizionalismo conta più del Vangelo. Non importa in che secolo si vive, si ignorano i segni dei tempi con i quali l'homosfera e l'ecosfera lanciano segnali allarmanti di sofferenza e debolezza. Poco importa se a Mandala, un villaggio nei pressi di Calcutta, Sofia, 12 anni, per la disperazione si è impiccata, perché non mangiava da una settimana e la madre non aveva neppure una rupia (l'equivalente di 2 cent. di euro) per comprarle un pò di cibo. Men che meno interessa la sofferenza ecologica del pianeta, gli avvertimenti dei climatologi sul riscaldamento globale da accumulo di gas serra, la frequenza e distruttività degli uragani.

E' trascurabile che nel mondo si allarghi il divario tra gli osceni privilegi dei ricchi, che diventano sempre più ricchi, e le assurde sofferenze dei poveri, ridotti in uno stato di sempre maggiore povertà e degrado.

Se per mantenere queste disuguaglianze si combattono guerre sanguinose contro chiunque si ribelli o metta in pericolo gli interessi economici dei paesi dell'opulenza, né turbamento né vergogna sfiorano il cuore indurito dei cultori del quieto vivere: "anima mia, riposati, mangia, bevi e datti alla gioia" (Lc 12, 19). La tradizione dei fuochi d'artificio, luminarie e baloccamenti vari è un bulldozer che passa sopra tutto.


Fuoco e follia

Immaginate di prendere 600 biglietti da cinquanta euro, ben 30 mila euro (solo la metà dei soldi scialacquati per una festa patronale). Legateli a mazzetto e con un paf di fiammifero consegnateli alle fiamme. Bloccate le conseguenze di questo gesto in un'immagine. Cosa vedreste? Due elementi: fuoco e follia. In pochi secondi una fiammata ha ridotto in cenere l'equivalente monetario di 750 giornate lavorative di un contadino meridionale, 4500 ore di lavoro. Ha vanificato la possibilità di salvare da morte per dissenteria medica con gli integratori salini 250mila bambini, oppure guarire dalla lebbra 230 uomini, finanziare la costruzione di centinaia di cisterne o vasche per la raccolta dell'acqua piovana nei paesi colpiti dalla siccità, o ancora adottare a distanza per un anno 240 bambini poveri. L'elenco potrebbe proseguire a lungo.

Quante opere meravigliose si potrebbero realizzare con 30 mila euro. Tante quante ne suggerisce la generosità di chi ha il compito di gestire una simile somma. Consegnarla al fuoco stronca sul nascere ogni possibilità. L'atto piromane sarebbe considerato unanimemente l'opera di uno psicopatico. Se a compiere il medesimo gesto non è un individuo isolato ma un'intera comunità, il suo contenuto di follia viene ad essere diluito e distorto a tal punto dalla coscienza collettiva assopita da essere giudicato con favore. Perfino plaudito. Non certo dai poveri. Quelli che fame e disperazione rendono anche capaci di uccidere i figli che non possono più nutrire, che mangiano resti di cibo nelle discariche o carogne di cani. Queste vittime della miseria sono derubate ogniqualvolta un uomo o la collettività nelle sue dimensioni micro, meso e macro, va oltre i suoi bisogni fondamentali, appropriandosi arbitrariamente di quanto altri necessitano per vivere. E' l'elementare dinamica alla base di ogni ingiustizia sociale. La miseria disumana non è una fatalità, ma la diretta conseguenza di una lunga catena di egoismi individuali e comunitari. Gli enormi sprechi delle feste patronali sono un lampante esempio di egoismo comunitario, un beffardo pugno nello stomaco ai nostri fratelli poveri.


I sacrifici umani dei devoti

Un filo rosso lega i sacrifici umani delle religiosità primitive, quelli umani ed animali degli indù per compiacere la dea Kalì, il barbaro rito del lancio della capra dal capanile della chiesa durante la festa del santo patrono che, ancor'oggi, sopravvive a Manganeses de la Polvorosa (Castilla Leon), un piccolo paese nel Nord della Spagna, agli enormi "sacrifici" di denaro sperperati per ingraziarsi il santo patrono.

Al contrario di ciò che si può credere, in occidente i sacrifici umani non sono scomparsi. La religione dei devoti li celebra ancora, ma i riti truculenti e il sangue sono stati allontanati il più possibile, nel Terzo mondo! Cosa penserebbe uno dei milioni di bambini, "invisibili" agli occhi dei sazi, che sta morendo di diarrea se sapesse che l'equivalente monetario (donato o negato) di un solo botto potrebbe significare per lui la vita o la morte?

E poi, dopo aver consumato in nome della religione simili tradimenti del messaggio evangelico, col bel coraggio degli ipocriti si addossa la colpa di queste "esecuzioni capitali" al fato avverso, all'indolenza dei poveri, ai musulmani, ai "governi corrotti", a Berlusconi plurimilionario, a Bush guerrafondaio, al callo dolente della zia..., a tutti fuorché ai nostri atti di iniquità individuale e collettiva.

La superstizione pagana è confusa con la vera devozione. Munifici oboli per i fuochi d'artificio assicurano per un anno la protezione del cielo sui propri lucrosi affari, e, perché no, una caparra per il Paradiso.
Ogni religione, muovendo da una sana autocritica, ha il compito di purificare le proprie espressioni spirituali. Tra i numerosi e diversi aspetti negativi del cristianesimo da riformare, superando l'ostinata resistenza dei laici e i silenzi imbarazzanti del clero, c'è il modo di festeggiare i santi.


Le beatitudini "adesso"

E' quanto mai opportuna una educazione dei fedeli alle scelte cristiane coerenti al Vangelo attraverso una nuova catechesi. L'energia dirompente e rivoluzionaria delle beatitudini, il programma di vita dei cristiani, è celata sotto una spessa coltre di polvere, soffocata dal tanfo delle statue dei santi e dall'aria asfittica delle sacrestie.

Per troppi secoli la chiesa ha spiritualizzato il messaggio delle beatitudini, ha rassicurato i ricchi e predicato ai poveri la rassegnazione. Ma i poveri sono stanchi di attendere la conversione dei ricchi. Le scelte collettive di rottura con il passato e di cambiamento vanno fatte "adesso". Le beatitudini vanno rispolverate, rilette, vissute.

...

La festa degli entusiasti è diversa

Organizzare la festa patronale in modo nuovo, originale e pregnante non è un'impresa intentabile, a condizione che si facciano gli sforzi necessari per educare la gente al cambiamento di mentalità.

Occorre recuperare il senso autentico della festa, che è la celebrazione della presenza di Dio in mezzo agli uomini. La festa - scrive Lanza Del Vasto - è "entrare nell'entusiasmo. Entusiasmo significa che Dio è in noi. Dio è in noi ed è visibile". Questo significa fare festa. Con il nostro modo di festeggiare quale immagine di Dio comunichiamo? Quale entusiasmo sprigiona il nostro modo stanco e ripetitivo di festeggiare? E' vera festa? Quale carica di rivoluzione cristiana veicola? Nel nostro paese c'è un'inflazione di feste, ma manca la festa. Sarebbe bello se ci chiedessimo cosa pensa il Principe della Pace del nostro modo di festeggiare. Non sono domande oziose. Sono il nocciolo del problema!

Ci auguriamo che l'appello della nostra minuscola associazione stimoli l'avvio di una discussione seria sugli sprechi della comunità cristiana nelle feste patronali. Il tempo è maturo perché sacerdoti, politici e laici mettano da parte ogni tiepida prudenza o fatalistica inazione e si adoperino perché la gioia festiva dei cristiani sia spezzata in atto di condivisione con chi è oppresso dall'ingiustizia e giunga là dove dilagano povertà e sofferenza.

Per aderire inviare e-mail con nome, cognome, città e provincia a: sarvodaya@libero.it

venerdì 14 aprile 2006

DOVE SOFFIA IL VOTO DEL NORD

Il voto dell’Italia del Nord, l’Italia ricca, è andato massicciamente a Berlusconi, percentuali bulgare in alcune province del Veneto, adesioni forti persino nel Piemonte provinciale, cioè in quanto di più lontano esiste dal berlusconismo caciarone e bugiardo.

L’Italia ricca, l’Italia moderata compatta in difesa dei suoi privilegi, dei suoi soldi. Una sorpresa? Ma no, una scelta che si ripete tutte le volte che sono in gioco gli interessi, i privilegi, i soldi dell’Italia borghese e moderata. Un voto conservatore più provinciale che metropolitano, con aspetti diversi: ora fascista, ora clericale, ora manageriale o finanziario, ma sempre con lo stesso immutabile obiettivo: la difesa dei ricchi, compresi i poveri che si sentono ricchi.

Dico gli italiani poveri che si sentono dei potenziali Berlusconi: se ha fatto i miliardi lui, perché non posso farli anche io? Il voto che negli anni Venti ha preferito il fascismo alla democrazia, il voto che negli anni Quaranta si è rifugiato sotto lo scudo democristiano. Sorpresa?

Sorpresa per chi pensa a un’Italia diversa, a una borghesia diversa, non per chi conosce o dovrebbe conoscere sia l’Italia ricca e la sua classe dirigente, sia l’Italia povera ma desiderante, l’Italia che applaude Mussolini, il fondatore di un impero inesistente o comunque già dentro la sua dissoluzione, l’Italia della «zona grigia» che appena uscita dalla rivelazione della sua pochezza si ricompatta in difesa del suo primato.

Il 25 aprile del ’45 noi partigiani di “Giustizia e Libertà” scendemmo sulla città di Cuneo sicuri che fosse la nostra roccaforte: avevamo organizzato e diretto la guerra di liberazione e con noi c’era quasi al completo la gioventù della provincia. Vennero le elezioni e fummo cancellati dal trionfo democristiano, cioè dal trionfo del moderatismo, cioè dalla difesa dei soldi, di chi li aveva o di chi ragionava come se li avesse. Una sorpresa? Non direi, si tratta di sorprese che si ripetono.

I Bixio, i Medici del Vascello passano regolarmente dal Garibaldi in camicia rossa e dalla sua rivoluzione contadina ai generali di Casa Savoia, il socialista rivoluzionario Mussolini dal rosso al nero con marcia su Roma alla testa dello squadrismo agrario. Misteriose combinazioni di cause e concause su cui gli storici si affanneranno invano per capire, per spiegare, ma alla resa dei conti la storia è sempre la stessa.

È una sorpresa che il Nord ricco sia rimasto fedele a Berlusconi, anche se i borghesi ben perben avevano orrore dei suoi gusti, delle sue gaffe, del suo modo di vivere, di essere? Ma quale sorpresa? Avete letto sui giornali le retribuzioni dei manager e del finanzieri nel quinquennio berlusconiano? Non sono mai state così alte come durante il regime sovversivo e bugiardo delle grandi opere e della grande corruzione.

Non deve essere berlusconiano il voto quel manager Fiat che guadagna in un anno più di un miliardo di Euro, o di quello specialista in gallerie che ha quadruplicato in tre anni berlusconiani il capitale delle sue aziende? Certo, la conosciamo la borghesia dell’Italia ricca, conosciamo gli alto medio e piccolo borghesi civilissimi, colti e lontanissimi, come modo di essere, da Berlusconi, ma nella difesa del soldi come lui tenaci, come lui intransigenti. E conosciamo quelli che si sentono ricchi, che desiderano essere ricchi anche se non lo sono.

A ben guardare il ruolo di Berlusconi non è stato diverso da quello di Mussolini o di Masaniello, il ruolo del sovversivo che smuove le acque, moltiplica l’anarchia, fa un po’ di teatro perché intanto i costruttori di immaginari ponti sugli stretti, di ferrovie ad alta velocità che distruggono quel poco che resta del territorio, di Fiere campionarie senza strade di accesso si divorino quel che resta del mondo.

Melanconie, tristi fissazioni di un utopista fallito? Da una recente indagine sullo stato della Italia ricca, quella che ha votato Berlusconi, risulta che buona parte del territorio è stato cementificato, non produce più alimenti, non consente più lo scolo delle acque e la raccolta del rifiuti, non permette più una vita decente nelle città, sicché avviene l’e sodo all’inverso di chi ci era arrivato dalla campagna... e ora ne fugge.

Questa Italia sempre più ricca e sempre più sovversiva e autolesionista che ha votato Berlusconi e magari già lo rimpiange.


Giorgio Bocca, La Repubblica 13.4.06

venerdì 24 marzo 2006

LETTERA APERTA AL CARDINALE CAMILLO RUINI

Giovedì, 23 Marzo 2006 ore 9:10

Caro Cardinale,

mi perdoni l’ardire, ma sono parroco della parrocchia più “rossa” d’Italia dopo Alfonsine e Argenta, ed il suo ultimo intervento mi pone dei problemi notevoli in questo squarcio pre-elettorale. Tanto per capirci da queste parti ancora non gli è andata giù la scomunica del ’48, con la quale la nostra “ditta” buttò fuori dalle chiese la metà del Popolo di Dio ed è ancora vivo il ricordo, nelle persone di una certa età, dell’alternativa alla quale li sottoponeva il mio predecessore: “O strappi la tessera o non ti do l’assoluzione!”. Per la cronaca, nessuno strappò la tessera e di conseguenza mi ritrovo una parrocchia di impenitenti comunisti. Io sono sicuro che le sue affermazioni (“la Chiesa non dà indicazioni di voto”) siano da interpretarsi alla lettera, come dice la morale sociale che mi è stata insegnata all’Istituto Teologico di Assisi. Purtroppo le sue precisazioni (od “orientamenti di voto” che dir si voglia) sono state interpretate in modo alquanto strumentale da molti esponenti dello schieramento della “Casa delle libertà” che hanno ritenuto di leggere il suo intervento come una legittimazione della politica del Governo Berlusconi ed un invito palese ad orientare il voto dei cattolici verso la “Casa” medesima.

Guardi che la cosa non è di secondaria importanza perché molti, tra le persone che incontro quotidianamente, si chiedono il senso del suo intervento e si chiedono anche perché, tra le sue riflessioni, non ci sia una parola che ricordi ai politici
il dovere evangelico dell’accoglienza dello straniero;
l’esigenza biblica di unire la parola Pace alla parola Giustizia;
i comandamenti che proibiscono di idolatrare le merci e adorare gli uomini (fossero anche “grandi”);
di approvare leggi che fanno del commercio delle armi qualcosa di simile al commercio delle arance, di rubare (deputati condannati che legiferano);
di dire falsa testimonianza e approvare legittimamente bilanci falsi; la virtù cristiana della povertà anteposta al mito occidentale della ricchezza e del benessere;
il dovere dell’etica anche in politica per non trasformare i governi in “bande di ladri”;
il dovere dei media di non istupidire la gente con programmi demenziali confezionati ad arte per distruggere i valori della famiglia e del vivere civile;
il dovere di predicare la pace sempre, sempre, sempre… e di considerare che l’Italia è piccola e il mondo della fame e della guerra è tanto grande bussa alle nostre porte.

Per carità: l’aborto, l’eutanasia, il divorzio, i Pacs… sono problemi gravissimi. Ma la gente, la sera, quando torna a casa, non mangia i Pacs, né si mette a fare disquisizioni su Luxuria e su Caruso. Semplicemente si siede a mangiare e in genere fa i conti con i soldi, con le ultime notizie del TG, con la sciatalgia di Berlusconi (problema gravissimo per tutta la nazione) e si sorbetta le cifre dei morti degli ultimi attentati in Iraq, dei cani abbandonati, del gatto di Blair e degli ultimi disastri nel mondo.

Caro Cardinale, dica una parola semplice sulla laicità. Ci racconti che mai la fede è un elemento di giustificazione delle ideologie. Di quella comunista lo sappiamo, ma sia chiaro neanche di quella fascista, nazista, leghista, nazionalista, fondamentalista e neanche dell’idolatria del mercato e della ideologia della “Casa del Liberismo”, camuffata da armata in difesa dei valori cristiani.

Ci dica, come insegna la morale cattolica, che nessun partito interpreta i valori cristiani, che la fede non è mai inglobata nei partiti, nei movimenti, nelle coalizioni e che la fede è altro, fatta dai testimoni e che mai, e poi mai, la fede, può essere considerata proprietà privata di qualche “Casa”, il “passepartout” dei politici sedicenti “cristiani”.

Io continuerò a rassicurare i miei parrocchiani che, anche se voteranno per l’Unione, non ci saranno conseguenze per la loro vita spirituale né per la loro vita eterna, perchè votare liberamente per una lista (visto che ci è stato tolto il diritto di scegliere i candidati) è l’unico straccio di democrazia che ci è rimasto, e perché la libertà di coscienza è l’ultimo baluardo di dignità che ci è ancora concesso in questi tempi calamitosi.

Mi perdoni, sono sicuro che la sua intenzione era esattamente quella di affermare l’assoluta laicità del voto del 9 aprile. Ma sa, a volte le intenzioni vengono fraintese...


don Gianfranco Formenton

mercoledì 8 marzo 2006

8 marzo

DONNE IN RINASCITA

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.

Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.

Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.

Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.

Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.

Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stessoschema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.

E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?

E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.

Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.

E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...

Jack Folla

sabato 18 febbraio 2006

Don Farinella scrive a Sua Santità...

La lettera seguente pouò essere sottoscritta anche collegandosi a http://www.arcoiris.tv/appello/benedettoXVI/


Care Amiche e Amici,

dopo lunga e matura riflessione, confortata dal consiglio di molti amici, invio in allegato e di seguito una lettera aperta al papa Benedetto XVI con preghiera che non riceva Berlusconi in udienza a ridosso delle prossime elezioni politiche del 9-10 aprile. Sono a conoscenza di movimenti sotterranei perché la visita abbia il più grande impatto mediatico.

Nessuno è tenuto a condividere la lettera, il suo tono, i suoi contenuti. L'ho fatta leggere ad alcuni amici i quali hanno suggerito alcuni aggiustamenti formali e qualche correzione di stile e contenuto. L'ho fatto. Quella che propongo è la lettera definitiva.

La pubblici in rete, chiedendo di divulgarla più che sia possibile per lasciare libertà di scelta:

1) Chi condivide la lettera può cliccare su COMMENTS e, nello spazio bianco del riquadro che si apre, apporre la propria firma nel seguente ordine: Cognome, Nome, professione, Città.

2) Chi non la condivide, può ugualmente divulgarla, lasciando ai suoi amici la libertà di firmare o non firmare.

3) La lettera aperta non è inviata solo ai cattolici o ai cristiani, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno a cuore la vita della Nazione oggi a rischio di sopravvivenza civile se dovesse andare in porto la riforma costituzionale aberrante che il governo ha promosso per pagare il pedaggio ai suoi servi-alleati. La lettera è aperta per dare modo a chiunque di poterla firmare ed esercitare un diritto di democrazia diretta e senza mediazioni. E' possibile che molti non siano d'accordo sulla lettera o su alcuni aspetti di essa. A questi rispondo che io l'ho scritta così, se qualcun altro vuole e può fare meglio, lo faccia. Una cosa non è più lecita moralmente: essere indifferenti e rassegnati.

4) Sono grato agli Avvocati del foro genovese che hanno racconto oltre 30.000 firme per abrogare la costituzione, ma qui abbiamo il dovere etico, razionale ed evangelico di abrogare un governo che è stato ed è la vergogna del diritto e della giustizia sociale.

5) Alla chiusura della raccolta delle firme, che speriamo siano una valanga, invieremo una e-mail o spediremo in cartaceo (vedremo) con tutte le firme in Vaticano.

6) Questa lettera è stata immessa anche in http://minimalessandro.blogspot.com/2006/02/lettera-aperta-al-papa-benedetto-xvi.html il blog di Alessandro Loppi.

Vogliamo ed è un nostro diritto che il Papa resti fuori dal ring parossistico e beffardo di questa campagna elettorale già deformata in modo inverecondo da un presidente del consiglio che tutto è tranne che un moderato. Nessuna strumentalizzazione deve essere tollerata da parte del Papa che è e deve restare "cattolico" cioè universale e non un accessorio di una parte che non è la migliore del Paese.

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A Sua Santità Benedetto XVI
Città del Vaticano

Apprendiamo che a ridosso delle elezioni politiche italiane del 9 e 10 aprile 2006, Lei riceverà in visita ufficiale il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, nell’ambito di una visita del Partito Popolare Europeo (PPE). Molti dicono che questo incontro sia stato pensato e programmato dallo stesso interessato che vuole questa visita come una sorta di «consacratio ad limina», a ridosso delle imminenti elezioni politiche e dopo mesi di estenuante campagna elettorale mediatica senza esclusioni di colpi.

L’ospite che giunge in Vaticano, dopo essersi paragonato a Napoleone, il 12 febbraio 2006 ad Ancona in un infinito comizio ai suoi sostenitori ha superato il segno della normalità psicologica e della decenza morale, afferman-do testualmente: «Io, il Gesù della politica, una vittima paziente, mi sacrifico per tutti». Nelle precedenti politiche del 1993 ebbe a presentarsi come il «Messia», inviando i suoi sostenitori come «missionari e apostoli». Mai uomo politico intelligente o sprovveduto era mai arrivato a tanto.

Nulla da eccepire se l’udienza capitasse in tempi normali o non sospetti. In queste circostanze e condizioni, la visita è programmata da parte italiana con fini strumentali: essa serve al capo del governo per potersi accreditare come «consono» alla Chiesa cattolica a differenza del suo rivale, Romano Prodi, che da cattolico serio e «adulto» non usa la religione come strumento populista di infima propaganda. Egli, infatti, si è incontrato con il card. Vicario, Camillo Ruini, nel più assoluto riserbo.

Se Lei dovesse ricevere Berlusconi in udienza, di fatto, anche senza volerlo, si schiererebbe con una parte e il gesto più eloquente di ogni parola contraddirebbe quanto Lei afferma nella sua prima enciclica: «La Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile» (28/a).

Con questa visita, anche contro la Sua volontà, il Papa rischia di accreditare un uomo che ha diviso la nazione invece di unirla, come richiedeva la sua funzione. Il presidente del consiglio italiano si definisce cattolico, ma non esita a distruggere lo stato sociale, impoverendo ancora di più i poveri e favorendo i ricchi. Al contrario, egli ha triplicato il suo patrimonio facendosi approvare leggi su misura contro ogni legittimità giuridica.

Interi settori della popolazione che fino a ieri vivevano una vita dignitosa, oggi vengono nelle parrocchie a chiedere aiuto per arrivare alla fine del mese. Questo stato di cose incide e condiziona non solo la qualità, ma anche l’esistenza stessa della famiglia che Berlusconi ben conosce, giacché, da «buon cattolico» usufruendo del divorzio, ha fatto una duplice esperienza familiare. Ci risulta, a proposito, che da alcuni giornali specializzati in «gossip» si è fatto fotografare mentre fa la Comunione, contravvenendo così ad una chiara norma della Chiesa sull’accesso dei divorziati ai sacramenti e lasciando nello sconcerto la massa di cattolici, spesso divorziati senza colpa, che sono indotti a pensare che il Sig. Berlusconi abbia avuto uno sconto dalla Chiesa in quanto ricco e potente.

Il presidente del consiglio dei ministri dovrebbe essere un modello per l’intera nazione e invece assistiamo ad una sistematica denigrazione della giustizia e delle istituzioni pur di salvarsi dai processi per accuse gravissime come la corruzione di giudici, divulgando tra la popolazione non solo il senso dell’illegalità, ma anche la convinzione che le leggi siano lacci per i polli che i furbi sanno evitare. Anche il Papa si sarà chiesto come mai un uomo prudente e saggio come il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si sia rifiutato di firmare in prima istanza, a norma della Costituzione, tutte le leggi qualificanti l’azione di questo governo, dichiarate «palesemente incostituzionali».

La vittoria delle elezioni si giocherà sul filo del rasoio perché il capo del governo ha voluto e ha fatto approvare una legge elettorale su sua misura. In subordine, in caso di sconfitta, che gli istituti demoscopici non escludono, egli vuole rendere l’Italia ingovernabile, in base al principio del «muoia Sansone con tutti i Filistei» (Gdc 16,30).

Da vero statista. Al Papa non può sfuggire il particolare che il Sig. Berlusconi sia proprietario di tre reti tv e disponga delle altre tre pubbliche, avendo così dalla sua l’intera flotta mediatica, supportata da giornali di proprietà o compiacenti e asserviti mediante il meccanismo perverso della distribuzione delle quote pubblicitarie.

In un momento così grave e delicato per l’Italia, molti cattolici chiedono al Papa di non prestarsi anche involontariamente a questo gioco che a molti appare demagogico, populista e dissacratore, perché appare basato sul principio machiavelliano, immorale per l’etica cattolica, che il fine giustifichi i mezzi. Chiediamo al Papa che «almeno» per opportunità politica non riceva il capo di una fazione politica, nel momento in cui la legge italiana impone una reale par condicio che il capo del governo ha eluso e aggirato a piene mani e anche ostentatamente. In subordine chiediamo che riceva insieme i due capi dei poli opposti e faccia loro una autentica lezione di comportamento etico anche in campagna elettorale, senza dimenticare di ricordare i principi fondamentali della «Dottrina sociale della Chiesa» che ha come fulcro il «bene comune» dell’intera Nazione.

Desideriamo informare il Papa che molti, moltissimi fedeli sono impressionati per il silenzio della gerarchia cattolica italiana di fronte ad eventi e scelte governative che gridano vendetta al cospetto di Dio, giacché ritengono e pensano che essere cristiani sia incompatibile con il modello di governo che questi cinque anni ci hanno riservato. Una «contradditio in terminis». Molti di noi non sanno spiegarsi i motivi per cui partiti che dicono d’ispirarsi ai principi cristiani abbiano potuto essere alleati succubi di questo esorbitante e folcloristico potere che ha tenuto in scacco tutte le Istituzioni, a cominciare dalla Suprema Carta costituzionale di cui è stato fatto scempio pur di saziare gli appetiti delle singole fazioni che compongono la maggioranza attuale.

I partiti che fanno riferimento ai principi etici del cattolicesimo hanno firmato una legge sull’immigrazione che nega i principi fondamentali della fede cristiana, per sua natura universale e quindi aperta, con le necessarie regole, all’accoglienza di disperati e affamati; i quali bussano alla porta dell’occidente opulento che pure legge ogni domenica Mt 25, 31-46, là dove il Signore si identifica con gli affamati, gli assetati, i carcerati, i forestieri. L’ospite che arriva in Vaticano ha appena approvato e fatta varare dal parlamento una legge immorale che concede a tutti i cittadini la licenza di uccidere e di essere uccisi in nome di una malintesa sicurezza la cui custodia è affidata alle pistole di una pericolosa giustizia «fai da te».

Al Papa chiediamo che non presti il fianco a dividere ancora di più i cattolici che già sono frammentati in partiti e porzioni di partiti. Infine, chiediamo che il Papa preghi per tutti gli Italiani perché possano scegliere con scienza e coscienza, lasciandosi guidare non da interessi particolari, ma unicamente dal bene comune della loro Nazione, all’interno del quale si realizza e si compie anche il bene personale.

Lei stesso nella sua prima enciclica Deus Caritas est citando Sant’Agostino ha scritto: «Il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giu-stizia si ridurrebbe ad una grande banda di ladri, come disse una volta Agostino: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?» (De Civitate Dei, IV,4). Alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21), cioè la distinzione tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l’autonomia delle realtà temporali (Gaudium et Spes, 36)».

Dio non voglia che il Papa permetta questa commistione diabolica e preservi la Sede di Pietro da ogni calcolo di interesse e da basse strategie di strumentalizzazione partitica e faziosa. E’ una questione etica. E’ un imperativo di decenza.

Con cordialità.

Paolo Farinella, prete - Genova (17 febbraio 2006)

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giovedì 16 febbraio 2006

LETTERA SULLE ELEZIONI DI UN ANONIMO CRISTIANO

Caro Tommaso,

siccome sei nato appena il 19 agosto, hai ricevuto una lettera dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con un grosso bacio e 1000 euro. Il bacio è gratis, ma i mille euro servono per avere il voto dei tuoi genitori, che vuol dire 500 euro a voto, e con le casse dello Stato si può fare, data anche la scarsa natalità. Anche questo è un contratto, tanto è vero che la tua babysitter, che l’anno scorso ha avuto un bambino, ha ricevuto anche lei la lettera di Berlusconi, ma non i mille euro, perché è somala e non può votare, e anche Tremonti dice che bisogna evitare le spese improduttive. Nel suo caso, ci sarebbe stato un arricchimento senza causa.

Poiché i tuoi genitori sono persone oneste, non hanno ritirato i mille euro, e votano come gli pare. Anzi hanno messo in cornice la lettera di Berlusconi, come si fa con i cimeli storici.

Tu hai avuto la grazia di venire alla luce in un mondo che non è mai stato così attraente. Le sue bellezze si sono moltiplicate, le ricchezze pure, gli abitanti sono più numerosi che mai e tutti, a volerlo, potrebbero essere in grado di vivere e di godere la Terra; i re e i principi dei secoli passati stavano molto peggio di te quanto a cibo, acqua, caldo, freddo, salute, mobilità, conoscenze disponibili e aspettative di vita. Se non mancasse l’amore, per cui agli uni è tolto ciò che agli altri è dato, davvero questo sarebbe un mondo meraviglioso.

Un gioco d’azzardo. Però tu sei nato anche alla vigilia di un grande gioco d’azzardo. In questo Paese stiamo per andare a una roulette, in cui in una sola giocata è messa in palio tutta la posta: la giustizia, i diritti, il lavoro, la pace, il dialogo tra le civiltà e la Costituzione repubblicana che il governo e la maggioranza parlamentare hanno fatto a pezzi già quattro volte (in altrettanti voti delle Camere) e infine liquidato per togliere il potere ai cittadini e allo stesso Parlamento. Infatti il sistema politico si è venuto a congegnare in modo tale che un normale ricorso alle urne per eleggere i rappresentanti, si è trasformato in un aut-aut, nel quale tutto si può perdere e tutto si può salvare. In questa consultazione elettorale ci possono essere, perché così ha voluto la recente riforma, solo due programmi e due schieramenti in grado di competere per il premio di 340 deputati assegnati per legge al vincitore. “Tertium non datur”, come dicevano i latini. Tutta la società è costretta a dividersi in due, nonostante la varietà di bisogni, di interessi e di ideali da cui la mediazione politica e parlamentare dovrebbe estrarre il “bene comune”.

L’intenzione che da più di un decennio ha spinto il sistema elettorale e politico verso un così rigido bipolarismo era buona, perché si trattava di realizzare un regime di alternanza, come c’è in altre democrazie, soprattutto anglosassoni. Però non si è tenuto conto della natura della destra italiana, che quando non è trattenuta in un più vasto tessuto di relazioni democratiche e si presenta allo stato puro, si fa eversiva, come ha fatto nel tempo producendo fascismo, P2, tentativi golpisti e pulsioni secessioniste. L’esperienza di questi anni ha mostrato che la forzatura dell’elettorato a concentrarsi e a contrapporsi in due sole parti politiche, ha fomentato una cultura del conflitto e del nemico, ha imbarbarito la lotta e ha portato al rischio di consegnare il Paese a una fazione di guastatori.

L’Italia ha avuto altri momenti in cui con la destra si è giocato d’azzardo; uno di questi fu nel 1925, quando per la prima volta fu instaurato per legge (e non per rivoluzione) un “governo del Primo Ministro”. Ai bambini che nacquero quell’anno non andò poi bene; ne conosco che a 18 anni finirono in guerra o furono presi dai Tedeschi.
Dunque non ci si può distrarre, e bisogna prendere il proprio posto in una delle due parti in conflitto.

Berlusconi. Le ragioni per porre termine drasticamente all’esperimento Berlusconi vanno molto al di là delle inadempienze programmatiche e del dissesto dei conti e delle istituzioni. Berlusconi aveva stipulato un contratto, di modello privatistico, con il quale aveva acquistato un voto e aveva venduto un sogno, quello di un Paese beato e di un arricchimento generalizzato. I sogni sono preziosi. Un esponente della sinistra cristiana, Adriano Ossicini, psicologo dell’infanzia, raccontava un giorno di un bambino che aveva in cura, il quale gli aveva portato un sogno, perché glielo custodisse e non andasse perduto. Berlusconi ha tradito il sogno che aveva venduto e ora, con la sua parossistica campagna politica, sta trasformando questo sogno in un incubo. Egli non ama l’Italia, perché dell’Italia non ama la magistratura, la Confindustria, le cooperative, l’80 per cento dei giornalisti, i comuni e le regioni “rosse” e tutta la sinistra, che considera una “palla al piede” del Paese. Di conseguenza preferirebbe che tutti questi non ci fossero, come Calderoli preferirebbe che non ci fossero gli immigrati, e i coloni in Cisgiordania che non ci fossero i palestinesi. Tuttavia li vuole governare, il che vuol dire che vuole governare chi non ama, senza averne il consenso e che perciò li può governare solo assoggettandoli e riducendoli a sudditi.

In una trasmissione televisiva un consigliere di Berlusconi, politologo, don Gianni Baget Bozzo, ha detto che ciò che è in corso in questa campagna elettorale sarebbe un “regicidio”, alludendo agli attacchi al premier e alla rapida caduta del suo gradimento. Meno tragicamente avrebbe potuto parlare di “deposizione del re”. In ogni caso senza avvedersene Baget Bozzo, che è un buon conoscitore di dottrine politiche, usando questa parola definiva il regime politico che Berlusconi ha di fatto introdotto in Italia come un regime monarchico: cioè il potere di un uomo solo, senza controlli, senza alleati (infatti vorrebbe avere da solo il 51 per cento, più il premio di maggioranza) e senza competitori; tale potere sarebbe legittimato, come dice, dal fatto che “nessun altro italiano ha fatto tanto per l’Italia” come lui.

Questa monarchia di fatto, viene trasformata dalla nuova Costituzione elaborata a Lorenzago, in una monarchia di diritto. Il premierato assoluto che vi è configurato, l’emarginazione del Senato, la Camera dei Deputati spartita in due sezioni, una Camera alta (formata dai deputati di maggioranza che hanno “prerogative” negate a tutti gli altri) e una Camera bassa (formata dai deputati dell’opposizione che hanno solo il diritto di parola e i cui voti sulla fiducia al governo non verrebbero nemmeno contati), il Presidente della Repubblica esautorato, il “Primo Ministro” che può sciogliere la Camera quando vuole: tutto questo farebbe della Costituzione repubblicana uno Statuto monarchico, anche se senza successione ereditaria, il che rappresenta l’esplicita sconfessione dell’art. 139 della Costituzione vigente, che poneva un limite insuperabile al sovvertimento costituzionale, prescrivendo che “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

Dunque deporre Berlusconi e poi respingere nel referendum la Costituzione scritta dalla destra sono due atti della stessa operazione: salvare la Repubblica in Italia. Per i cittadini sembra questo un interesse, oltre che un valore, assolutamente prioritario. Come diceva un grande costituente, Giuseppe Dossetti, la Costituzione italiana era stata generata da una grande tragedia storica, conclusasi con la sconfitta del nazismo e del fascismo. Si può aggiungere che essa, come tutto il costituzionalismo internazionale postbellico, nacque perché la tragedia non avesse a ripetersi, ciò che oggi non è affatto sicuro.

Nessun capro espiatorio. Nell’agone per il ripristino e per il rilancio dell’ordine democratico non deve figurare alcun accanimento nei confronti di chi l’ha violato. In effetti è tutta una classe dirigente, solidale nel potere oltre ogni dissenso, e non una persona sola, che va giudicata. Ci si dovrebbe anzi preoccupare che l’eccessiva esposizione mediatica di Berlusconi non finisca per ricapitolare su di lui tutto il bene e tutto il male, il che è un meccanismo ben noto nella fabbricazione del capro espiatorio, come del resto già si intravede nel comportamento dei suoi alleati, col rischio di far perdere di vista i gravissimi danni da questo ceto politico provocati. Al di là della provocatoria iperbole di Gianni Baget Bozzo, quanti amano la convivenza civile non possono che opporsi all’ostensione di figure che attirino su di sé ogni encomio ed ogni oltraggio. Berlusconi si è messo in gravi difficoltà, fin quasi a voler procacciarsi il dileggio, ma non per questo devono venire meno il rispetto e la cura dovuti ad ogni creatura. Piuttosto deve essere aiutato a uscire – e l’elettorato può farlo – da una situazione divenuta insostenibile, dato che per lui, con tutte quelle televisioni e quelle aziende, la politica si è rivelata incompatibile con le sue ricchezze, per quel conflitto sempre denunciato che altro non è se non l’avverarsi dell’antico monito secondo cui “nessuno può servire a due padroni”.

Dove stanno i cristiani. Molti si chiedono dove stanno i cristiani in questo confronto. Poiché la domanda fa riferimento a una categoria religiosa e non politica, è evidente che la risposta non è affatto scontata: possono trovarsi da ogni parte. A volerli localizzare seguendo la pista indicata dal Vangelo, bisognerebbe sapere dove hanno il loro tesoro: “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore” (Mat. 6,21). Allora si dovrebbe sapere qual è il tesoro di ciascuno, e così si saprebbe dov’è il suo cuore e anche il suo voto. E tuttavia nessuno ne potrebbe giudicare le intenzioni, perché si potrebbe sbagliare.

Dunque, per sapere dove stanno i cristiani, bisogna ricorrere a criteri più empirici. E qui sta la difficoltà. Perché, a guardare ai due schieramenti, si ha l’impressione di una situazione asimmetrica. Infatti in uno dei due, quello di centro-destra, ci sono molti che si professano “devoti”, atei o credenti che siano, c’è un partito che si fa chiamare cristiano, c’è chi rivendica a proprio favore l’autorità della Chiesa e gode di frequentazioni ecclesiastiche, e in tanti fanno a gara per accreditarsi come pronti a tradurre in leggi le indicazioni della CEI.

Nell’altro schieramento, che Berlusconi sommariamente definisce la “sinistra”, tutto questo non c’è, i cristiani come tali non si fanno riconoscere per nome; essi partecipano senza ostentazioni alla condizione comune, mentre per contro vi sono piccoli gruppi e partiti che per il meccanismo elettorale non potrebbero correre da soli, i quali si rifanno a un acceso militantismo laico, o accelerano su temi immaturi, pur sottoponendosi al vincolo di coalizione. Ciò potrebbe far pensare che in tale schieramento i cristiani non ci siano o non siano interessati a far valere con energia i valori in cui credono. Ma così non è. Vaste aree elettorali e ceti politici che si rifanno alle tradizioni del cattolicesimo democratico e del cattolicesimo sociale sono presenti nel centro-sinistra, sia nei partiti che si definiscono moderati, sia nei Verdi, sia tra i socialisti, sia nelle sinistre che in diversi modi si rifanno alla tradizione comunista, che del resto ha praticato a lungo in Italia il dialogo con i cattolici. La Democrazia Cristiana non c’è non perché sia stata dissolta da “Mani Pulite” ma perché, fallito il tentativo di Buttiglione di impadronirsene, interpretò con rigore la fine dell’unità politica dei cattolici sancita dal Concilio, e volle affermare una discontinuità anche nel nome. Dunque i cristiani ci sono, parte costituente e costitutiva della democrazia italiana, ci sono i cristiani nel centro-sinistra, come sempre ci sono stati nella sinistra.

Che cosa si sceglie. La scelta di schieramento è anche una scelta per Prodi. Si tratta di un investimento su una competenza, su una integrità politica, su un programma, non della fede in un uomo, che non è cosa cristiana. È però l’affidamento a una persona che per storia e identità ha tutti i titoli per governare l’Italia nei prossimi cinque anni. La scelta di Prodi, del resto già esercitata nelle primarie, né ha l’intenzione di accaparrarselo, né ha nulla a che fare con il “culto della personalità”, estraneo alla prassi democratica; però gli dà atto di aver preso le difese della Costituzione repubblicana, ferma restando la quale ci possono poi essere idee diverse sulla futura evoluzione del sistema politico.

La presenza di cristiani nella sinistra e nell’Unione in questa campagna elettorale non ha alcun carattere confessionale, e non ha alcuna pretesa di coinvolgere le autorità della Chiesa, che si vorrebbe anzi salvaguardare dal trovarsi coinvolte in questo scontro. Tale presenza è però fortemente motivata dalla percezione che tra il 9 aprile e il successivo referendum per il mantenimento della Costituzione si decide il destino dell’Italia e il suo ruolo nel mondo, e sono in gioco valori supremi anche per la Chiesa, a cominciare dalla democrazia. Questo aspetto è tenuto in ombra anche dal centro-sinistra, restio ad ammettere il rischio di sistema; sicché nella campagna elettorale ufficiale c’è molto furore polemico, ma non affiora il dramma. Invece, come dice un allarmato Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale, nell’introduzione al suo libro “La Costituzione aggredita”, “ha torto chi, pur da cattedre istituzionali autorevoli, invita a non drammatizzare”.

Così stando le cose, la natura del voto non consente di fare scelte determinate su singoli problemi, TAV o PACS che siano. I temi specifici che le autorità religiose hanno agitato più di recente, riguardanti la traduzione legislativa di specifiche istanze etiche, non sono oggetto immediato della attuale contesa elettorale, che propone invece una scelta globale e seccamente alternativa sui fondamenti stessi della convivenza civile e perciò anche religiosa. Essi saranno oggetto con calma di una seria mediazione politica, in cui posizioni diverse potranno incontrarsi, essendoci sempre una soluzione cristiana, nella laicità, che gli uomini di buona volontà possono trovare anche sulle questioni più spinose e controverse.

Da che cosa vi riconosceranno. Certo, sia su questi temi specifici che nelle scelte di sistema, i cristiani hanno qualcosa da dire, e proprio come tali, per l’utilità comune. È un peccato, ad esempio, che non ci sia nessuno che dica che la Costituzione ci preme proprio in quanto cristiani, non solo per le ragioni validissime a tutti comuni, ma anche per ragioni più proprie: per esempio per aver posto al fondamento della Repubblica il lavoro, che Gesù ha assunto quando ha preso “la forma del servo”, e quindi ha assunto il lavoro, che era allora l’operazione estenuante ed esclusiva del servo; o per aver stabilito nella coscienza, come ha asserito una famosa sentenza della Corte Costituzionale, la fonte dei diritti fondamentali, e perciò della stessa Repubblica, facendo quindi della coscienza di ogni cittadino il vero luogo dove i desideri di Dio e i diritti posti dall’uomo si incontrano; o per quella centralità del Parlamento che affida l’esercizio della sovranità del popolo non all’azione, alla lotta, al potere, ma alla Parola, e perciò non ammette altro modello di comunicazione pubblica tra gli uomini che il dialogo e quindi la pace; ciò che fa della Costituzione la radice dell’etica civile.

Sarebbe bello queste cose poterle dire anche proprio come cristiani; in ogni caso, se non come cristiani, essi dovrebbero farsi riconoscere come “Galilei”, cioè per l’amore, così come nella sua felice enciclica Benedetto XVI dice che Giuliano l’Apostata lo riconosceva e voleva emularlo nei cristiani, da lui chiamati “Galilei”, pur mentre voleva ristabilire i culti pagani. E dall’enciclica si potrebbe ricavare un altro criterio di identificazione per loro: quello di attribuire allo Stato e alla politica, come unica “origine, scopo e misura” il fare la giustizia, senza la quale uno Stato si riduce a “un grande ladrocinio”; di intendere la giustizia come il garantire a ciascuno la sua parte dei beni della terra; di sapere che nella “nuova situazione” prodotta dall’avvento dell’industria moderna, “il rapporto tra capitale e lavoro è diventato la questione decisiva”; e che se, come è avvenuto, “le strutture di produzione e il capitale” si sono affermati come “il nuovo potere posto nelle mani di pochi”, comportando “per le masse lavoratrici una privazione di diritti contro la quale bisognava ribellarsi”, compito della società nostra, interna e internazionale, è di offrire alla ribellione l’alternativa della politica, della Costituzione e del diritto. Questo sarebbe allora il modo e il luogo in cui i cristiani potrebbero essere riconosciuti.

Riunioni e lettere. Non firmo questa lettera: prima di tutto perché, nell’alleanza cui andrà il mio voto, anch’io, come cristiano, sono anonimo; e in secondo luogo e soprattutto perché questa lettera da chiunque, se condivisa, può essere fatta propria e mandata ad altri, con la propria firma o sotto la propria responsabilità, e da questi ad altri ancora, in una circolazione dal basso, e così passare di sito in sito, di e-mail in e-mail, di rivista in rivista, e magari suscitare riunioni, incontri e dibattiti per discutere queste cose, per far crescere l’informazione e la coscienza collettiva intorno alle grandi questioni in gioco, in tutta la campagna elettorale, e fino al referendum costituzionale. Sarebbe bello, così, che questa lettera anonima fosse la più firmata di tutte, a fare da scintilla che accende tutta la prateria.

Con i più fervidi auguri

Anonimo cristiano

lunedì 6 febbraio 2006

Encicliche copyright

Per pubblicarla dovremmo tagliarla.
Per non tagliarla dovremmo pagarla.
Per tagliarla dovremmo misurarla.
Per misurarla dovremmo giudicarla.

Una fatica che lasciamo ad altri. Le lettere si iniziano, si svolgono e si concludono. E la lettera del successore di Pietro più di altre.

Vi immaginate le prime comunità cristiane che si vedevano arrivare le lettere degli Apostoli o a pezzi e bocconi o intere solo per pochi, quelli in grado di versare sonanti sesterzi? Ve lo immaginate Paolo che predicava le virtù partendo dalla fede e si interrompeva prima di arrivare alla Carità in attesa di altra moneta per continuare?

Le encicliche vanno diffuse integrali, per completezza di informazione, ma soprattutto senza dovere misurare le parole. E invece le parole volano via dalla costrizione a merce. Gli scritti del papa scuotono e riscuotono i primi frutti del decreto vaticano sul copyright.

Lo scorso 24 gennaio è stato reso noto il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni. Parlando della degenerazione dei mezzi di comunicazione, il papa scrive: “Queste degenerazioni si verificano quando l'industria dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune”.

Proprio mentre papa Ratzinger diffondeva queste parole, le case editrici Baldini & Castoldi e Piemme hanno ricevuto dalla Libreria Editrice Vaticana - che, in base alle nuove norme vaticane, detiene in esclusiva i diritti d'autore sugli scritti del papa (v. Adista n. 5/06) - due ingiunzioni di pagamento per diverse migliaia di euro per aver pubblicato, senza aver prima stipulato un contratto con la Lev, qualche decina di righe di documenti e omelie di papa Wojtyla e di Benedetto XVI.

A Baldini & Castoldi è stato chiesto il 15% del prezzo di copertina - di cui 15mila euro come anticipo, oltre a 3.500 euro di spese legali - per ogni copia venduta del Dizionario di papa Ratiinger (pp. 130, euro 9,90), una guida al pontificato di Benedetto XVI curata dal vaticanista della “Stampa” Marco Tosatti che, in particolare per la redazione delle voci “abbandonati”, “barca”, “frutto” e “misericordia”, ha utilizzato meno di 50 righe dell'omelia Pro eligendo pontifice (pronunciata in apertura di Conclave dall'ancora card. Joseph Ratzinger) e dell'omelia della prima celebrazione eucaristica presieduta da papa Benedetto XVI. Nella lettera inviata all'editore dall'avvocato Carmine Stingone per conto della Lev si propone, “per puro spirito conciliativo”, di chiudere la questione con una semplice scrittura privata.

Pare però che Baldini & Castoldi non abbia intenzione di pagare, anche perché il libro è uscito qualche giorno prima dell'emanazione del decreto del card. Angelo Sodano (datato 31 maggio 2005) che affida alla Libreria Editrice Vaticana i diritti d'autore del papa. Pagherà invece fino all'ultimo centesimo la casa editrice Piemme che a luglio 2005 ha dato alle stampe un libro del vaticanista del “Giornale”, Andrea Tornielli, I miracoli di Papa Wojtyla (pp. 136, euro 12,90). Per la pubblicazione, in appendice, del cosiddetto “testamento spirituale” di Giovanni Paolo II (che occupa uno spazio di 9 pagine) - peraltro distribuito a suo tempo a tutti i giornalisti direttamente dalla Sala Stampa vaticana, senza alcuna indicazione di copyright -, la Lev ha chiesto 5mila euro.


33199. ROMA-ADISTA